T.N.T. JACKSON
Regia: Cirio H. Santiago
Genere: Blaxploitation
Anno: 1974
Cirio H. Santiago, chi era costui? Un prolifico regista/sceneggiatore filippino che negli anni 80 era solito girare molti film in lingua inglese sul tema della guerra (soprattutto Vietnam), e tutti con una cosa in comune: l'essere a basso costo.
Ma negli anni 70, e precisamente nel 1974, volle provare a cimentarsi in un sottogenere abbastanza particolare, la Blaxploitation. Per chi non lo sapesse è un sottogenere di film d'azione che avevano come protagonisti attori afroamericani, e che solitamente (ma non sempre) erano anche diretti da registi afroamericani.
Comunque..che dicevo? Ah si, il film si apre con la nostra protagonista, Diana "TNT" Jackson, che arriva ad Hong Kong per cercare suo fratello che sembra scomparso nel nulla. Arrivata sul posto farà la conoscenza di Joe, proprietario di uno strip club, che l'aiuterà nelle ricerche. Molto presto però scoprirà che il fratello è bello che morto, per poi rimanere invischiata in una brutta storia di narcotraffico, dove dovrà dibattersi tra l'americano Sid (con fidanzata poliziotta e doppiogiochista), il cinese Ming, e lo spaccone Charlie, afroamericano come lei, e col quale vivrà un intenso rapporto di amore e odio.
Il film è noioso, e voglio dirlo subito a scanso di equivoci. La trama c'è ok, ma è esile e mal proposta. Il fatto che si scopra subito che il fratello di lei è morto fa decadere un buon 50% della storia, rendendo di fatto il film praticamente inutile. Perche? Perche la storia del narcotraffico non regge, molte scene sono solo un pretesto per altrettante scene di combattimento a mani nude, nemmeno fatte troppo bene se volete la mia modestissima opinione.
La recitazione è ovviamente sotto la media, e la cosa non mi stupisce più di tanto ok, ma porca miseria ogni volta che vedevo combattere la bella TNT (Jeanne Belle) avevo la sensazione che non fosse molto a suo agio, aveva sempre un'espressione tra l'impaurito e il "cosa cazzo sto facendo?". Ma nonostante questo riusciva a sbaragliare tutti, figurati.
Il premio per il personaggio più fastidioso va però sicuramente a Charlie (Stan Shaw), il quale per tutto il film non fa altro che apostrofare chiunque, uomo o donna che sia, col termine "baby". Capisco che nello slang americano possa essere una parola di uso comune, ma cavolo mai sentita tante volte in così poco tempo.
Film tutto sommato che nel filone blaxploitation può starci, sebbene ce ne siano di infinitamente migliori (Superfly del 1972, per dirne uno), ma non aspettatevi molto, se non tanti combattimenti a mani nude e poca sostanza.

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