Incubo in Corsia (1989)
Madhouse
"Non ho perso la memoria, non sono pazza. La memoria mi è stata tolta" è più o meno questa la frase ricorrente che la povera Jane Doe ripete ossessivamente agli infermieri e al dr. Swan . Chi è Jane? e cosa ci fa in un ospedale psichiatrico?. Jane viene portata lì con una sospetta amnesia, non ricorda infatti niente del suo passato, tranne che per un particolare...ricorda benissimo che la memoria le è stata tolta. Ma chi ha tolto la memoria a Jane? a sentire lei è stato un chirurgo. Ovviamente inizialmente non viene creduta, tanto che il dr. Swan la sottoporrà a pesanti sedute di ipnotismo, nella speranza di recuperare qualche ricordo.
Sarà durante una di queste sessioni che la donna rivelerà parte del suo inquietante passato.
Ma chi è il chirurgo? e poi..esiste veramente o è solo frutto delle fantasie di Jane?. Il chirurgo esiste eccome, e lo stesso dr. Swan lo conosce benissimo, dal momento che hanno avuto un passato in comune.
Jane in ospedale conosce un altro paziente, Christian Meyers, rinchiuso lì dentro perché portatore di tendenze distruttive. I due diventeranno amici, e insieme dovranno affrontare il chirurgo e la sua orda di morti viventi.
Ohhh sii, mi è piaciuto molto questo film. Un gran bell'horror/trash alla vecchia maniera, dove non manca praticamente nulla: c'è la protagonista sexy, ci sono gli zombie, c'è un'atmosfera generale di tensione sempre imminente, e ci sono anche delle scene gore fatte piuttosto bene (es. quando gli zombie aprono il cranio di un poliziotto per estrargli il cervello).
Alcune cose tuttavia mi hanno lasciato pensieroso. La prima cosa è la figura di Christian Meyers, a conti fatti il co protagonista del film. La sua figura non è stata approfondita sino in fondo, almeno secondo me, e lo rende un personaggio anche dimenticabile..nonostante alla fine sia molto importante ai fini della trama, e soprattutto allo sviluppo finale di tutta la vicenda. Di lui non si sa praticamente nulla, non si sa che tipo di disturbo abbia...perché se stai in un ospedale psichiatrico qualcosa dovrai avere. Si sa solamente che è dentro perché ha la tendenza a distruggere tutto, ma la cosa non entra mai nello specifico e lascia sul personaggio un alone di mistero. Sarà voluto? o forse è una dimenticanza dello Sceneggiatore? non saprei.
Lasciando poi perdere il modo in cui il buon Meyers sfida gli zombie: con una sbarretta di ferro, recuperata da uno dei lettini. Ok non facciamo i pignoli, non c'è bisogno..
L'altra cosa è che a volte ho avuto la sensazione che il regista abbia voluto volutamente..scusate il gioco di parole..porre l'attenzione sulle dote fisiche della bella protagonista. Mi spiego: non so quanto sia normale in un ospedale psichiatrico, vedere pazienti girare semi nude, con mutandine e canotte sopra l'ombelico, e che lasciano davvero poco all'immaginazione. In questo senso mi viene in mente una scena, scena in cui la protagonista è legata per le mani, e l'infermiera kygar (altro personaggio dimenticabile) la spruzza con un potente getto d'acqua, fino a stracciarle la canotta e a lasciarla a seno scoperto. Scena a mio avviso inutile visto che con la trama non c'entra assolutamente nulla. Poi oh, nessuno si lamenta della tipa a seno scoperto, o con un look un po succinto per una paziente di un manicomio.
Mi ha convinto invece il chirurgo, che già a vederlo negli occhi rende benissimo l'idea della follia che si annida dentro di lui, con quegli occhi di ghiaccio e quel ghigno perenne sul volto.
Un'ultima cosa, una curiosità..la stanza comune in cui i pazienti si ritrovano durante il giorno, somiglia in modo impressionante a quella usata per il video di "Madhouse" degli Anthrax.
Titolo originale: The Dead Pit
Regia: Brett Leonard
Durata: 1h 35min.
giovedì 5 ottobre 2017
lunedì 2 ottobre 2017
Giochi Fatali
Il maniaco col giavellotto
In un campus universitario si aggira un killer, che armato di giavellotto, si diverte a falciare uno dopo l'altro dei poveri ragazzi, atleti promettenti dello sport a stelle e strisce.
Già dalle prime battute del film si capisce in fretta che siamo di fronte ad un prodotto piuttosto scadente, con una trama assolutamente idiota, con dei dialoghi e delle situazioni che a volte sembrano buttate lì un po a caso.
Le morti degli atleti sono una delle cose che più mi ha fatto pensare durante il film: due o tre, soprattutto donne, vengono uccise nella sauna, dove inspiegabilmente stanno sempre al buio. Mi sono chiesto "ma questi le bollette le pagano??". Una nuotatrice viene uccisa in piscina, di notte e al buio..of course..ma la particolarità sta nel fatto che l'assassino entri in acqua e rimanga lì sul fondo piscina, per diversi secondi, per poi colpire la malcapitata. Un altro ancora viene ucciso in mezzo ad un campo dove si stava allenando, ironia della sorte, proprio nel lancio del giavellotto. Dopo l'omicidio il ragazzo rimane lì in mezzo al campo, impalato sul giavellotto. Poco tempo dopo durante una riunione, il medico del campus dice ai presenti: "nessuno ha più visto Joe" e io ho pensato "ma se era in mezzo al campo impalato sul giavellotto!!". Questo solo per spiegare l'inutilità di certi dialoghi.
Un'altra cosa particolarmente fastidiosa è la colonna sonora, a volte letteralmente fuori contesto, e comunque davvero alta e confusionaria. Ma è un po tutto l'audio ad essere fastidioso, infatti anche il doppiaggio a volte è visibilmente fuori sincro. Per non parlare poi delle scene in piscina, dove tra rumore dell'acqua e rumore della folla, non si riesce a capire niente.
La regia è pessima, molte scene è vero che si svolgono di notte appositamente per creare tensione, ma davvero a volte non si riesce a capire nulla di quello che sta accadendo.
Un film insomma che mi sono visto giusto per scacciare la noia, ma di cui onestamente facevo a meno.
Titolo originale: Fatal Games
Regia: Michael Elliot
Durata: 88 min.
venerdì 29 settembre 2017
Detective Stone (1992)
Un poliziotto, i suoi tormenti...e tanti, tanti topi.
Nel 2008 in una Londra sporca, tetra e in preda ad allagamenti dovuti all'alta marea, si muove il detective Harley Stone. Stone è in apparenza un poliziotto che non ispira molta fiducia, infatti beve, è irriverente e va in giro con armi che potrebbero sventrare una mucca. In realtà è molto più profondo di quello che si possa pensare, è infatti tormentato per il triste destino occorso al suo vecchio collega, ucciso da un serial killer a cui dà la caccia ormai da anni.
Il killer però dopo un periodo di silenzio ritorna, e con esso tornano anche tutti i tormenti del detective. Ma questa volta ad essere preso di mira saranno lui e la sua donna, già ex del collega morto. In questa avventura Stone si troverà suo malgrado affiancato ad un nuovo collega, il precisino e logorroico Dick Durkin. Il buon Durkin, che più che un poliziotto sembra un contabile, dovrà fare i conti non solo col serial killer inafferrabile, ma pure col pessimo carattere e i tormenti del suo collega.
Detective Stone è quello che si può definire un gran bel film di serie B. E' grezzo, è sporco, c'è sangue, un mostro e un protagonista a metà tra il buono e il cattivo. Mi è piaciuto molto Rutger Hauer nei panni del classico,ma anche po stereotipato, poliziotto cattivo, con tanto di occhialini da sole rotondi, trench nero di pelle, e armi che sarebbero illegali anche in Afghanistan. Stereotipata è anche l'accoppiata poliziotto buono-poliziotto cattivo, già vista decine di volte in thriller e polizieschi vari. Nonostante questo la cosa funziona, il film è gradevole e scorre via senza farmi sbadigliare (e questo è importante)
Le scene di sparatoria sono realizzate abbastanza bene, l'unica delusione forse è che il mostro si vede abbastanza bene solo nel finale del film, soprattutto nella scena della sparatoria nella metropolitana. Ma questo per qualcuno può anche essere un punto a favore. Ho apprezzato molto anche l'ambientazione, che come detto è la Londra del 2008, e nello specifico i suoi bassifondi e le vecchie stazioni della metropolitana. Bassifondi sempre allagati, sudici e invasi da barboni e da centinaia di topi. Un'atmosfera quasi post apocalittica, più che urbana.
Titolo originale: Split Second
Regia: Tony Maylam, Ian Sharp
Durata: 90 min.
Un poliziotto, i suoi tormenti...e tanti, tanti topi.
Il killer però dopo un periodo di silenzio ritorna, e con esso tornano anche tutti i tormenti del detective. Ma questa volta ad essere preso di mira saranno lui e la sua donna, già ex del collega morto. In questa avventura Stone si troverà suo malgrado affiancato ad un nuovo collega, il precisino e logorroico Dick Durkin. Il buon Durkin, che più che un poliziotto sembra un contabile, dovrà fare i conti non solo col serial killer inafferrabile, ma pure col pessimo carattere e i tormenti del suo collega.
Detective Stone è quello che si può definire un gran bel film di serie B. E' grezzo, è sporco, c'è sangue, un mostro e un protagonista a metà tra il buono e il cattivo. Mi è piaciuto molto Rutger Hauer nei panni del classico,ma anche po stereotipato, poliziotto cattivo, con tanto di occhialini da sole rotondi, trench nero di pelle, e armi che sarebbero illegali anche in Afghanistan. Stereotipata è anche l'accoppiata poliziotto buono-poliziotto cattivo, già vista decine di volte in thriller e polizieschi vari. Nonostante questo la cosa funziona, il film è gradevole e scorre via senza farmi sbadigliare (e questo è importante)
Le scene di sparatoria sono realizzate abbastanza bene, l'unica delusione forse è che il mostro si vede abbastanza bene solo nel finale del film, soprattutto nella scena della sparatoria nella metropolitana. Ma questo per qualcuno può anche essere un punto a favore. Ho apprezzato molto anche l'ambientazione, che come detto è la Londra del 2008, e nello specifico i suoi bassifondi e le vecchie stazioni della metropolitana. Bassifondi sempre allagati, sudici e invasi da barboni e da centinaia di topi. Un'atmosfera quasi post apocalittica, più che urbana.
Titolo originale: Split Second
Regia: Tony Maylam, Ian Sharp
Durata: 90 min.
giovedì 28 settembre 2017
Non Guardare in Cantina
Non guardare in cantina...anche perche in cantina non ci andranno praticamente mai.
Non so perché ho deciso di vedermi questo film, per curiosità forse, o forse perché non avevo proprio un cazzo da fare. Ho visto il titolo e ho pensato "cantina, horror...magari un serial killer che uccide chiunque si avventuri nello scantinato?" No. No avevo proprio sbagliato. Il film è ambientato in una clinica psichiatrica privata, dove i pazienti sono liberi di scorrazzare dove e quando vogliono, dando anche una mano nelle faccende domestiche.
Alla clinica si presenta così la giovane infermiera Charlotte Beale, asserendo di essere stata assunta dal Dr. Stephens. A colloquio con la dottoressa Master viene a sapere della morte del dottore, ma nonostante tutto viene assunto dalla dottoressa, anche se inizialmente molto riluttante ad accettarla.
Charlotte prende così servizio, ma il suo lavoro inizia ben presto ad essere intralciato dagli strani comportamenti dei pazienti, e da alcuni strani episodi.
In quella che dovrebbe essere un'escalation di tensione, si assisterà ben presto al degenerare della situazione, e al verificarsi di sempre più strani comportamenti da parte dei pazienti.
La situazione diventerà insostenibile per Charlotte quando scoprirà che la dottoressa Masters non è a capo della clinica, ma bensì è essa stessa una paziente del Dr. Stephens.
Per come l'ho vissuto io questo film è di una noia mortale. Ho faticato seriamente a reggere la prima ora (il film dura un'ora e mezza) Il film non fa paura, neanche lontanamente proprio, non genera ansia nello spettatore, che sarebbe quello che mi sarei aspettato da una trama e una ambientazione del genere. Le scene gore sono praticamente assenti...se si esclude la scena finale che non starò a descrivere. La prima ora di film è spesa quasi interamente in dialoghi, soprattutto trai pazienti malati di mente. Ma sono dialoghi che non portano a nulla e molte volte mi sembrano fini a se stessi. Alla fine come dicevo c'è pure stata una scena di follia collettiva in cui è schizzato sangue, ma a quel punto non vedevo l'ora che il film finisse. La noia aveva vinto.
I pazienti poi sono lo stereotipo dei classici malati di mente: c'è il reduce di guerra traumatizzato, la ninfomane in cerca "d'amore", la ragazza chiusa in se stessa, la vecchia pazza, un giudice che sa ripete ossessivamente il proprio nome e la propria professione (e credevo che fosse lui il più inquietante..) , e infine un omone di colore che in seguito ad una lobotomia andata male, è rimasto col cervello di un bambino.
La recitazione è comunque nella media e la regia tutto sommato si salva, ma a mio modestissimo parere (sono un nessuno in materia) non basta per farmi piacere un film molto lento, troppo lento.
Titolo originale: The Forgotten/ Don't Look in the Basement
Regia: S.F. Browning
Durata: 90 min.
Non guardare in cantina...anche perche in cantina non ci andranno praticamente mai.
Non so perché ho deciso di vedermi questo film, per curiosità forse, o forse perché non avevo proprio un cazzo da fare. Ho visto il titolo e ho pensato "cantina, horror...magari un serial killer che uccide chiunque si avventuri nello scantinato?" No. No avevo proprio sbagliato. Il film è ambientato in una clinica psichiatrica privata, dove i pazienti sono liberi di scorrazzare dove e quando vogliono, dando anche una mano nelle faccende domestiche.
Alla clinica si presenta così la giovane infermiera Charlotte Beale, asserendo di essere stata assunta dal Dr. Stephens. A colloquio con la dottoressa Master viene a sapere della morte del dottore, ma nonostante tutto viene assunto dalla dottoressa, anche se inizialmente molto riluttante ad accettarla.
Charlotte prende così servizio, ma il suo lavoro inizia ben presto ad essere intralciato dagli strani comportamenti dei pazienti, e da alcuni strani episodi.
In quella che dovrebbe essere un'escalation di tensione, si assisterà ben presto al degenerare della situazione, e al verificarsi di sempre più strani comportamenti da parte dei pazienti.
La situazione diventerà insostenibile per Charlotte quando scoprirà che la dottoressa Masters non è a capo della clinica, ma bensì è essa stessa una paziente del Dr. Stephens.
Per come l'ho vissuto io questo film è di una noia mortale. Ho faticato seriamente a reggere la prima ora (il film dura un'ora e mezza) Il film non fa paura, neanche lontanamente proprio, non genera ansia nello spettatore, che sarebbe quello che mi sarei aspettato da una trama e una ambientazione del genere. Le scene gore sono praticamente assenti...se si esclude la scena finale che non starò a descrivere. La prima ora di film è spesa quasi interamente in dialoghi, soprattutto trai pazienti malati di mente. Ma sono dialoghi che non portano a nulla e molte volte mi sembrano fini a se stessi. Alla fine come dicevo c'è pure stata una scena di follia collettiva in cui è schizzato sangue, ma a quel punto non vedevo l'ora che il film finisse. La noia aveva vinto.
I pazienti poi sono lo stereotipo dei classici malati di mente: c'è il reduce di guerra traumatizzato, la ninfomane in cerca "d'amore", la ragazza chiusa in se stessa, la vecchia pazza, un giudice che sa ripete ossessivamente il proprio nome e la propria professione (e credevo che fosse lui il più inquietante..) , e infine un omone di colore che in seguito ad una lobotomia andata male, è rimasto col cervello di un bambino.
La recitazione è comunque nella media e la regia tutto sommato si salva, ma a mio modestissimo parere (sono un nessuno in materia) non basta per farmi piacere un film molto lento, troppo lento.
Titolo originale: The Forgotten/ Don't Look in the Basement
Regia: S.F. Browning
Durata: 90 min.
mercoledì 27 settembre 2017
Il Ristorante all'Angolo
Un menù interessante
Proprio un bel film questo! mi ha divertito moltissimo vederlo, pur non essendo niente di originale. Voglio dire il cannibalismo all'interno di un ristorante, o con un ristorante sullo sfondo, non è niente di nuovo, anzi. Il film però a differenza di altri horror di serie B tipicamente 80' è ben realizzato, e tutto sommato anche ben recitato, sebbene molti degli attori fossero dilettanti e in seguito non abbiano recitato in altri film.
La trama è pressappoco questa: Anwar Namtut, un serial killer con la fissa per il culto della dea sumera Shitar. viene ucciso dalla polizia dopo un lungo inseguimento. Venti anni dopo i suoi due nipoti Michael e George, proprietari di un ristorante, ne dissotterrano il corpo per far tornare in vita il cervello dello zio tramite un rito magico. Tornato in vita lo zio..o meglio il suo cervello, rinchiuso in un barattolo sotto spirito, istruisce i suoi nipoti sul da farsi, e cioè sulla creazione di un "banchetto di sangue". Non bastasse questo, saranno anche costretti ad uccidere donne, e a raccattarne pezzi per creare un corpo per la dea nel momento in cui questa tornerà in vita. L'ultima cosa che i due dovranno fare sarà trovare una ragazza vergine (impresa di per se già dura..) da offrire in sacrificio alla dea Shitar. La scelta cadrà..ironia del destino..sulla figlia di un poliziotto, lo stesso che venti anni prima uccise Anwar.
Tutto questo fa da sfondo ad una serie di omicidi efferati, tra cui da segnalare la strage delle cheerleader nude (si sono nude ma non ho capito perche..) e il massacro di due puttane, rimorchiate dai due fratelli in un non identificato locale notturno. Tra l'altro ad una delle due puttane verrà fritta la testa nella friggitrice, e le verrà recisa da uno dei due a colpi di scopa..
Un piccolo cult del cinema trash/horror/splatter insomma, anche se già so che molti non la penseranno come me.
La curiosità è che è stato girato da una donna, Jackie Kong, e credo sia una rarità. Non ho grande memoria ma non ricordo molte registe donna dedite a film horror/splatter. Una nota di merito in più.
Titolo originale: Blood Diner
Regia: Jackie Kong
Durata: 88 min.
Un menù interessante
Proprio un bel film questo! mi ha divertito moltissimo vederlo, pur non essendo niente di originale. Voglio dire il cannibalismo all'interno di un ristorante, o con un ristorante sullo sfondo, non è niente di nuovo, anzi. Il film però a differenza di altri horror di serie B tipicamente 80' è ben realizzato, e tutto sommato anche ben recitato, sebbene molti degli attori fossero dilettanti e in seguito non abbiano recitato in altri film.
La trama è pressappoco questa: Anwar Namtut, un serial killer con la fissa per il culto della dea sumera Shitar. viene ucciso dalla polizia dopo un lungo inseguimento. Venti anni dopo i suoi due nipoti Michael e George, proprietari di un ristorante, ne dissotterrano il corpo per far tornare in vita il cervello dello zio tramite un rito magico. Tornato in vita lo zio..o meglio il suo cervello, rinchiuso in un barattolo sotto spirito, istruisce i suoi nipoti sul da farsi, e cioè sulla creazione di un "banchetto di sangue". Non bastasse questo, saranno anche costretti ad uccidere donne, e a raccattarne pezzi per creare un corpo per la dea nel momento in cui questa tornerà in vita. L'ultima cosa che i due dovranno fare sarà trovare una ragazza vergine (impresa di per se già dura..) da offrire in sacrificio alla dea Shitar. La scelta cadrà..ironia del destino..sulla figlia di un poliziotto, lo stesso che venti anni prima uccise Anwar.Tutto questo fa da sfondo ad una serie di omicidi efferati, tra cui da segnalare la strage delle cheerleader nude (si sono nude ma non ho capito perche..) e il massacro di due puttane, rimorchiate dai due fratelli in un non identificato locale notturno. Tra l'altro ad una delle due puttane verrà fritta la testa nella friggitrice, e le verrà recisa da uno dei due a colpi di scopa..
Un piccolo cult del cinema trash/horror/splatter insomma, anche se già so che molti non la penseranno come me.
La curiosità è che è stato girato da una donna, Jackie Kong, e credo sia una rarità. Non ho grande memoria ma non ricordo molte registe donna dedite a film horror/splatter. Una nota di merito in più.
Titolo originale: Blood Diner
Regia: Jackie Kong
Durata: 88 min.
martedì 26 settembre 2017
SICK-O-PATHICS
A volte la qualità non è tutto.
Sick-O-Pathics è un film horror amatoriale italiano del 1996. Questo è un film, o cortometraggio visto che dura non più di 45 minuti, di una volgarità e una scorrettezza rare da vedere in un film amatoriale.
Il film si apre con un baldanzoso omone dalla folta chioma nera, che mentre cammina lungo una strada, travolge tutto ciò che incontra: una signora con la spesa, un gruppo di delinquenti armati di coltelli e mazze...e che ha pure il tempo per staccare il braccio ad un poveretto, con seguenti schizzi di sangue in tipico splatter-style.
L'uomo seguendo alcuni segnali arriva poi in quello che sembra uno scantinato, pieno di poster di vecchi film horror e videocassette, dove un uomo che si presenta a lui come grande regista lo rapisce, lo lega e lo costringe a sorbirsi tutti i suoi "capolavori"
I capolavori altro non sono che i tre episodi di cui si compone il cortometraggio: "Hello Dolly", storia di un ragazzo talmente astinente da sesso, da doversi procurare per forza una bambola gonfiabile. Tale bambola però non è normale, e qualcosa in questo senso si doveva capire quando il proprietario del sexy shop, fa firmare al povero tizio un documento...col proprio sangue!
Arrivato a casa e spacchettata la bambola, però il ragazzo si rende conto che è già stata usata, e quindi sporca di sperma. Decide di lasciar perdere e si addormenta. A questo punto la bambola si gonfia, prende vita e...e poi ve lo vedete.
Nel secondo episodio intitolato "The Poor, The Flesh and the Bag", un ragazzo oberato da un debito nei confronti di uno strozzino, e pressato da questi ed un suo scagnozzo, non trova altra soluzione se non rubare una borsa abbandonata da una sospetta donna vestita in abiti neri.
La borsa ovviamente è chiusa e nel tentativo di aprirla questa prende vita, e per il ragazzo ovviamente finisce in merda.
L'ultimo episodio "Aerophagus" è forse trai tre il mio preferito. Un ragazzo affetto da coprofilia, e cioè dal desiderio di circondarsi di sporcizie assortite, si reca in vacanza su un'isola greca...o su una finta isola greca, come detto anche nel film. Lì il nostro eroe, dopo aver inorridito il suo vicino di posto sull'aereo, dovrà suo malgrado vedersela con un tizio che, scampato ad un disastro aereo, è sopravvissuto per anni mangiando fagioli, e le cui scoregge sono capaci di squartare le persone. Insomma va visto per apprezzarlo, a parole è difficile rendere l'idea.
Recitazione dilettantesca, regia scadente, dialoghi trascurabili (il film è in inglese e coi sottotitoli) tutto questo farebbe pensare ad un qualcosa da evitare, ma se a qualcuno piace la volgarità gratuita questo film piacerà.
Regia: Brigida Costa, Massimo Lavagnini
Durata: 55 min.
Curiosità: Cammeo del grande regista Lucio Fulci.
A volte la qualità non è tutto.
Sick-O-Pathics è un film horror amatoriale italiano del 1996. Questo è un film, o cortometraggio visto che dura non più di 45 minuti, di una volgarità e una scorrettezza rare da vedere in un film amatoriale.
Il film si apre con un baldanzoso omone dalla folta chioma nera, che mentre cammina lungo una strada, travolge tutto ciò che incontra: una signora con la spesa, un gruppo di delinquenti armati di coltelli e mazze...e che ha pure il tempo per staccare il braccio ad un poveretto, con seguenti schizzi di sangue in tipico splatter-style.
L'uomo seguendo alcuni segnali arriva poi in quello che sembra uno scantinato, pieno di poster di vecchi film horror e videocassette, dove un uomo che si presenta a lui come grande regista lo rapisce, lo lega e lo costringe a sorbirsi tutti i suoi "capolavori"
I capolavori altro non sono che i tre episodi di cui si compone il cortometraggio: "Hello Dolly", storia di un ragazzo talmente astinente da sesso, da doversi procurare per forza una bambola gonfiabile. Tale bambola però non è normale, e qualcosa in questo senso si doveva capire quando il proprietario del sexy shop, fa firmare al povero tizio un documento...col proprio sangue!
Arrivato a casa e spacchettata la bambola, però il ragazzo si rende conto che è già stata usata, e quindi sporca di sperma. Decide di lasciar perdere e si addormenta. A questo punto la bambola si gonfia, prende vita e...e poi ve lo vedete.
Nel secondo episodio intitolato "The Poor, The Flesh and the Bag", un ragazzo oberato da un debito nei confronti di uno strozzino, e pressato da questi ed un suo scagnozzo, non trova altra soluzione se non rubare una borsa abbandonata da una sospetta donna vestita in abiti neri.
La borsa ovviamente è chiusa e nel tentativo di aprirla questa prende vita, e per il ragazzo ovviamente finisce in merda.
L'ultimo episodio "Aerophagus" è forse trai tre il mio preferito. Un ragazzo affetto da coprofilia, e cioè dal desiderio di circondarsi di sporcizie assortite, si reca in vacanza su un'isola greca...o su una finta isola greca, come detto anche nel film. Lì il nostro eroe, dopo aver inorridito il suo vicino di posto sull'aereo, dovrà suo malgrado vedersela con un tizio che, scampato ad un disastro aereo, è sopravvissuto per anni mangiando fagioli, e le cui scoregge sono capaci di squartare le persone. Insomma va visto per apprezzarlo, a parole è difficile rendere l'idea.
Recitazione dilettantesca, regia scadente, dialoghi trascurabili (il film è in inglese e coi sottotitoli) tutto questo farebbe pensare ad un qualcosa da evitare, ma se a qualcuno piace la volgarità gratuita questo film piacerà.
Regia: Brigida Costa, Massimo Lavagnini
Durata: 55 min.
Curiosità: Cammeo del grande regista Lucio Fulci.
lunedì 25 settembre 2017
Bloodsuckers From Outer Space (1984)
Quando sconfiggere un virus è facile come curare l'asma.
Bloodsuckers From Outer Space, ossia un virus venuto dallo spazio, che se respirato può trasformare chiunque in un vampiro assetato di sangue. Questo è un po l'incipit del film, e la trama su cui regge tutta la storia.
A combattere questo virus sono due "fidanzati", un team di scienziati di un centro di ricerca...e un improbabile Generale con la fissa per la bomba atomica.
E come saranno mai questi esseri umani tramutati in vampiri? Blu. No davvero, hanno la pelle bluastra con disegnate delle vene azzurre su collo e fronte, e dei rivoli di sangue ai lati della bocca...che sembrano anch'essi disegnati. E come si comportano? Sono un misto tra vampiri appunto, e zombie; mordono al collo, o come in una scena nel centro del paesino, ti assalgono e ti squartano...come i classici zombie appunto. Questi vampiri poi parlano, parlano pure troppo secondo me.
Dicevamo dei protagonisti, Jeff e Julie, due perfetti sconosciuti che senza nemmeno essersi presentati, finiscono sul divano di lui a fare sesso selvaggio (e chiamali scemi). E come riusciranno i nostri intrepidi eroi a sconfiggere questo malvagio virus venuto dallo spazio? lascio a chi vuole vederlo la sorpresa finale.
Ovviamente non è un film da prendere particolarmente sul serio, ne tanto meno un film da cui aspettarsi epiche scene di lotta uomo vs zombie, anzi quelle poche scene di lotta sono fatte col culo..per parlare chiaro. I dialoghi sono abbastanza forzati e per nulla memorabili, ma nonostante questi difetti che per qualcuno basterebbero per spegnere la tv...o il computer nel mio caso...mi sono convinto ad andare sino in fondo, e a capire col passare dei minuti che il film mi divertiva, pur nella sua totale mancanza di stile. Penso sia un piccolo cult a modo suo, mi sono fatto grasse risate vedendolo, anche e soprattutto grazie a citati errori e alle piccole assurdità di cui questo film è pieno.
Regia: Glen Coburn
Durata: 79 min.
Quando sconfiggere un virus è facile come curare l'asma.
Bloodsuckers From Outer Space, ossia un virus venuto dallo spazio, che se respirato può trasformare chiunque in un vampiro assetato di sangue. Questo è un po l'incipit del film, e la trama su cui regge tutta la storia.
A combattere questo virus sono due "fidanzati", un team di scienziati di un centro di ricerca...e un improbabile Generale con la fissa per la bomba atomica.
E come saranno mai questi esseri umani tramutati in vampiri? Blu. No davvero, hanno la pelle bluastra con disegnate delle vene azzurre su collo e fronte, e dei rivoli di sangue ai lati della bocca...che sembrano anch'essi disegnati. E come si comportano? Sono un misto tra vampiri appunto, e zombie; mordono al collo, o come in una scena nel centro del paesino, ti assalgono e ti squartano...come i classici zombie appunto. Questi vampiri poi parlano, parlano pure troppo secondo me.
Dicevamo dei protagonisti, Jeff e Julie, due perfetti sconosciuti che senza nemmeno essersi presentati, finiscono sul divano di lui a fare sesso selvaggio (e chiamali scemi). E come riusciranno i nostri intrepidi eroi a sconfiggere questo malvagio virus venuto dallo spazio? lascio a chi vuole vederlo la sorpresa finale.
Ovviamente non è un film da prendere particolarmente sul serio, ne tanto meno un film da cui aspettarsi epiche scene di lotta uomo vs zombie, anzi quelle poche scene di lotta sono fatte col culo..per parlare chiaro. I dialoghi sono abbastanza forzati e per nulla memorabili, ma nonostante questi difetti che per qualcuno basterebbero per spegnere la tv...o il computer nel mio caso...mi sono convinto ad andare sino in fondo, e a capire col passare dei minuti che il film mi divertiva, pur nella sua totale mancanza di stile. Penso sia un piccolo cult a modo suo, mi sono fatto grasse risate vedendolo, anche e soprattutto grazie a citati errori e alle piccole assurdità di cui questo film è pieno.
Regia: Glen Coburn
Durata: 79 min.
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