lunedì 20 agosto 2018

L'Ultima Odissea (Damnation Alley) 1977

Regia: Jack Smight

Genere: Post-Apocalittico/Fantascienza

Anno: 1977


E torniamo oggi con L'Ultima Odissea  (Damnation Alley),  film del 1977 diretto da Jack Smight, famoso per aver diretto Airport '75 e Detective Story con Paul Newman,  e interpretato tra gli altri da George Peppard, si proprio l'Hannibal Smith dell'A-Team, già famoso in gioventù per quel capolavoro che è stato Colazione da Tiffany.

Damnation Alley inizia in una base missilistica dell'aviazione americana, dove il Maggiore Donner (George Peppard), e il Luogotenente Tanner (Jan-Michael Vincent) si apprestano a lanciare dei missili per intercettare delle testate nucleari dirette sugli Stati Uniti. Sfortuna vuole che alcuni di quei missili facciano centro, rendendo l'intera superficie degli Stati Uniti una palla di fuoco radioattiva. 
La trama riprende dopo qualche tempo, non si sa bene quanto, nella stessa base missilistica vista in precedenza. Alcuni sopravvissuti si arrabattano alla meglio per sopravvivere in un ambiente esterno reso ormai arido e inospitale, e pieno (?) di creature pronte ad uccidere con un sol colpo.

In sostanza è il classico film trash post-apocalittico, in cui viene raccontata la lotta di alcuni sopravvissuti alla ricerca di un posto migliore in cui vivere. Questo film tuttavia non riesce a colpire nel segno, in virtù di una trama scarna e mal raccontata, e di una sceneggiatura avara di colpi di scena. Un film povero, in cui la sensazione di trovarsi in un pianeta ormai morto, bombardato da radiazioni ecc ecc non si ha praticamente mai. Il territorio inospitale si limita ad un deserto sabbioso e nient'altro, e anche quando i nostri arriveranno in una città ormai abbandonata, questa sembrerà tutto tranne che reduce da un bombardamento con testate nucleari. Non un palazzo in macerie, auto ancora intatte, e in cui i nemici più ostici con cui i nostri faranno i conti altro non sono che blatte, comunissime blatte rese "radioattive e iper resistenti" da una sceneggiatura scritta col culo. Ci sarebbero poi degli scorpioni un po più grandi del normale, ma niente che sia paragonabile a quelli radioattivi di Fallout..
Il cast poi sembra una rivisitazione ante litteram dell'A-Team: c'è Peppard col suo immancabile sigaro d'ordinanza, il belloccio con la faccia da schiaffi (e no, non è Templeton Peck), e il ragazzo di colore (Keegan/Paul Winfield), meno burbero di Mr. T e anche molto meno ingioiellato e resistente..
Va detto poi che questo film è ispirato al libro di Roger Zelazny La Pista dell'Orrore, la cui storia però è stata completamente sputtanata in sede di stesura della sceneggiatura, lasciando fuori molti degli elementi che resero il libro un buon successo. Purtroppo il buon Zelazny non si rese conto della cosa finche non vide il film al cinema. Pace all'anima sua.

In definitiva un film piuttosto noioso, piatto, che se non fosse per la presenza di George Peppard non avrei nemmeno guardato. 

martedì 29 maggio 2018

CRIME


"La prima e unica rock n roll band di san Francisco"



Così amavano definirsi i Crime agli inizi della loro carriera, una carriera fatta di molti 7", ed un unico Lp - almeno per quanto riguarda la prima incarnazione della band - uscito però postumo nel 1991 col titolo di San Francisco's Doomed. I Crime nascono nella città della baia nel 1976 da Frankie Fix (Chitarra), Johnny strike (voce  Chitarra), Ron "The Ripper" Greco (Basso) e Ricky James (Batteria); Hanno avuto una carriera travagliata e ricca di cambi di formazione, carriera che porterà in dote come detto in precedenza solo una manciata di 7" - tra cui da ricordare Murder by Guitar/Frustration del 1977- ormai divenuti di culto, e oggetto di aste tra collezionisti di vinili rari. 
Di loro si ricordano soprattutto l'incendiaro punk rock, progenitore per certi versi anche dell'hardcore, e la storica esibizione live del 1979 nel carcere di san Quintino vestiti in uniforme da poliziotti (e ci voleva un certo fegato per farlo..), look che sarà ripreso più volte anche per gli scatti fotografici che hanno contribuito a rendere i Crime una band di culto.
si riformano nel 2005 e proprio nello stesso anno si esibiscono da Headliner al Road to Ruins Festival a Roma, con una line-up parzialmente rinnovata. Nel 2008 poi danno alle stampe il nuovo Exalted Masters, raccolta di vecchio materiale e rarità mai pubblicate in precedenza.
Un gruppo magari poco conosciuto, di culto o di nicchia fate voi, ma che merita più di un ascolto e la cui importanza non può essere messa in dubbio, e sono sicuro che in molti rimarrebbero rapiti dal loro punk rock 'n roll grezzo e chiassoso ma che non fa prigionieri. 

martedì 22 maggio 2018

Skateboard e Hardcore.




McRad con Chuck Treece 
Il legame che questo sport ha sempre avuto con la musica, specie nelle sue accezioni più estreme e meno conformiste, è chiaro ormai da decenni, più o meno da quando lo skateboard diventò un fenomeno sempre più crescente nella Los Angeles degli anni 70.  Ma è  proprio con l'hardcore che il rapporto è sempre stato strettissimo, figlio probabilmente di una comune voglia di ribellarsi alle autorità, ai genitori e alle istituzioni.


Mike V and the Rats
Tony Alva
Molti gruppi hanno negli anni dichiarato in maniera più o meno velata il proprio amore verso tavola: si va dai Suicidal Tendencies, il cui frontman Mike Muir è fratello dello skater professionista Jim Muir,  ai JFA (Jodie Foster's Army) che  in più di un'occasione hanno dedicato canzoni, scatti fotografici e immagini di copertina allo skateboard,o i pazzi Gang Green di Braintree (Massachussets) con la passione per lo skateboard e l'alcool - cosa che li portò a far installare sul palco una vera rampa da skateboard in alcuni dei loro concerti- 


Per  arrivare poi  a gruppi più recenti come Pennywise, Bones Brigade, NoFx, Guttermouth e Millencolin, tutti gruppi per cui fu coniato il termine "skate punk", a sottolinearne la popolarità proprio tra gli skater.
Anche diversi skater professionisti si sono dati in tempi diversi alla musica: si va da Tony Alva coi suoi The Skoundrelz, o a Mike Vallely che dopo aver inciso tre album coi suoi Mike V and the Rats è diventato il cantante dei riformati Black Flag, fino ad arrivare ai McRad di Philadelphia capitanati da Chuck Treece, skater professionista e chitarrista dotato di buon talento.


martedì 10 aprile 2018

TERRORIZER - World Downfall

Wordl Downfall è un disco che sa di riscatto. Perche? Il perchè è radicato negli inizi della band, e nella sua vita breve e piuttosto travagliata nonchè priva di soddisfazioni pratiche. Ma fermiamoci un attimo e facciamo un salto indietro:

Il primo nucleo della band nasce ufficialmente a Los Angeles tra il 1986 e il 1987. Inizialmente chiamati Unknown Death, e successivamente Decomposed, arriveranno in seguito al monicker che li ha resi immortali: Terrorizer, nome preso in prestito da una canzone dei Master, leggenda death metal di Chicago.
World Downfall Line-Up
Del gruppo faceva inizialmente parte Oscar Garcia, cantante e all'inizio anche chitarrista, appassionato della nascente scena metal estrema. Uno dei primi compagni di Garcia nei nascenti Terrorizer fu l'allora teenager Jesse Pintado, poi futuro Napalm Death ingaggiato da Garcia dopo averlo visto passeggiare in strada con addosso una t-shirt dei Maiden. La prima line up della band si assestò poi con l'ingresso di Alfredo, misconosciuto bassista con la passione del baseball, e il batterista Fish. Come dicevamo in precedenza poche furono le soddisfazioni per i Terrorizer, se non vogliamo definire tali il provare in un garage e il suonare a qualche festicciola in giradino. Il gruppo sempre più frustrato iniziò rapidamente a perdere pezzi, il primo a salutare fu tal Fish, rimpiazzato alla batteria dal salvadoregno Pete sandoval. Trovato un batterista coi controcazzi forse Garcia e Pintando si aspettavano qualche novità di rilievo, qualche ingaggio..ma come disse Garcia: "I Terrorizer erano troppo poco Hardcore per i punk, e troppo  veloci per i metallari", se poi ci mettiamo che Garcia e soci si sono sempre rifiutati di pagare per suonare (secondo la legge molto in voga del pay-to-play) si capisce come mai le occasioni di esibirsi live si contarono sulle dita di una mano. Ancora con sandoval in formazione i Terrorizer riuscirono comunque a registrare le  demo in studio Nightmares e Demo 87  e lo split coi Nausea,  senza tuttavia attirare troppo l'attenzione.
sandoval però lasciò il gruppo in direzione Morbid Angel alla fine del 1988, decretando di fatto la fine della band.
sarà Digby Pearson, deus ex machina della Earache Records, a mettere sotto contratto la band nel 1989, quando Jesse Pintado aveva anche lui già lasciato per accasarsi coi Napalm, permettendo così al combo losangelino di registrare il loro primo storico album. 
Alla registrazione prenderanno parte Pintado, Garcia e sandoval, oltre a David Vincent nel ruolo di bassista. Quello che ne uscirà sarà World Downfall, un disco selvaggio, furioso, epocale. Un disco che assieme ai primi due lavori dei Napalm Death ha marchiato a fuoco il mondo del grindcore, e che si pone ancora oggi come pietra miliare e di paragone per tutti gli album di questo tipo.
Non c'è che dire, una bella rivincita per una band che all'inizio faticava ad esibirsi live, e che era mal vista sia dai punk che dai metallari.

Tracklist:

1 After World Obliteration
2 storm of stress
3 Fear of Napalm
4 Human Prey
5 Corporation Pull-In
6 strategic Warheads
7 Condemned system
8 Resurrection
9 Enslaved By Propaganda
10 Need to Live
11 Ripped to shreds
12 Injustice
13 Whirlwind struggle
14 Infestation
15 Dead shall Rise
16 World Downfall




martedì 20 marzo 2018

1990 - I Guerrieri del Bronx


Il film di cui voglio parlarvi oggi è 1990 - I Guerrieri del Bronx, film italiano scritto da Derdano sacchetti ed Elisa Livia Briganti e diretto da Enzo Girolami, qua accreditato come Enzo G. Castellari, ed uscito nel 1982.

La storia si svolge in un 1990 distopico in cui il quartiere del Bronx è stato dichiarato come terra di nessuno dal governo degli stati Uniti, e in cui a regnare sono solo la violenza e bande di fuorilegge dai nomi folkloristici come i Tigers, gli scavenger, gli Zombie o gli Iron Men. 
Una giovane, Ann, fugge dalla ricca Manhattan per ritrovarsi dispersa nel Bronx dove verrà attaccata da una delle sopra citate banda criminali. salvata dal belloccio Trash (Marco Gregori/Mark Gregory), leader della banda di biker dei Riders,  finirà con l'innamorarsi di lui e deciderà di non tornare più a Manhattan. Tutto ciò innescherà una serie di problemi a non finire, e una spietata lotta per il controllo del quartiere tra lo stesso Trash e il perfido Hammer, un poliziotto corrotto e assetato di potere.

Regista e sceneggiatori vollero disegnare un futuro cupo dominato dalla violenza e da bande di fuorilegge, anche se più che altro a mio modesto avviso si sono limitati ad "arricchire" un po la già precaria situazione del Bronx di fine anni 70/primi anni 80. Non a caso l'ispirazione per il film venne al produttore Fabrizio De Angelis dopo aver visitato personalmente il quartiere in questione ed averne constatato coi propri occhi lo stato di evidente degrado.

Il film fa volutamente il verso già a partire dal titolo a "The Warriors"  di Walter Hill, un capolavoro uscito tre anni prima e che tanti consensi aveva ottenuto. Proprio questa mancanza di originalità è il punto debole del film, infatti guardandolo ho pensato  più volte tra me e me "questa è la versione trash e di serie B di The Warriors". Detto ciò il film non è male e si lascia guardare, e non mancano le curiostià come la presenza nel cast di Fred Williamson nel ruolo di Ogre, capo della banda dei Tigers e autoproclamato Re del Bronx, già recensito su queste pagine col suo Il Cobra Nero, o di Ennio Girolami (fratello del regista) nel ruolo del presidente degli stati Uniti. Altra presenza di peso è quella di George Eastman  (Luigi Montefiori) nel ruolo di Golem, attore italiano famoso per film come Antopophagus e Porno Holocaust, tra i tanti.

se vi piace il genere post apocalittico, e se vi è piaciuto The Warriors, io consiglio comunque di dargli un'opportunità.

Anno: 1982
Regia: Enzo G. Castellari 
Durata: 92 min.
Musica: Walter Rizzati.

giovedì 8 marzo 2018

Cemetery High


Per la serie "girls with guns" andiamo oggi a dare un'occhiata a Cemetery High, film del 1988 diretto da Gorman Bechard.

In una non meglio precisata cittadina degli stati Uniti 4 liceali prossime al diploma sono vittime di violenze ad opera di loro compagni di scuola. Dopo il diploma decideranno che tutti gli uomini dovranno pagarla, che dovranno essere uccisi nei modi più brutali possibili, perché a loro modo di vedere sono tutti feccia e "palle mosce". si metteranno quindi all'opera, ma quello che dovrebbe essere solo un passatempo estivo (così viene definito da loro) si ritroverà a diventare un fenomeno culturale in grado anche di generare imitatrici e seguaci delle quattro assassine.

Il film in alcuni tratti sembra quasi essere montato come una sorta di documentario, non mancano infatti i momenti in cui le quattro protagoniste spiegheranno al telespettatore i motivi che le hanno condotte a tanta violenza, e si scoprirà che l'odio per il maschio era tutto sommato un motivo si, ma non il principale.

Il film forse vorrebbe essere una critica al mondo maschile, con uomini descritti come violenti e sporchi figli di puttana con in testa una cosa sola, ma forse era solo una trovata come un'altra per realizzare un film che fosse l'apoteosi del trash. E se l'intento era quest'ultimo tutto sommato ci sono quasi riusciti.
Il film forse vorrebbe essere una critica al mondo maschile, con uomini rappresentati in molti casi  come violenti, sporchi e con in testa una cosa sola...anche se forse era solo una trovata come un'altra per realizzare un film che fosse l'apoteosi del trash. E se l'intento era quest'ultimo tutto sommato ci sono quasi riusciti.


C'è un po di tutto in questo ridicolo trash movie di fine anni 80: abbiamo una pessima recitazione, situazioni forzatissime, personaggi ridicoli (il medico legale schiavone e lo sceriffo Bob vincono per distacco), belle ragazze e un'insensatezza di fondo che riesce comunque a tenerti incollato allo schermo per vedere come andrà a finire.



ah ps: i sottotitoli a volte sembrano scritti da un bambino di 6 anni. Capirete il perché vedendo il film.

Regia: Gorman Bechard
Durata: 80 min.
Anno: 1988
Musica: 

sabato 3 marzo 2018

Fritz il Gatto (1972)



Oggi si va a dare uno sguardo al cinema d'animazione con Fritz il Gatto del 1972,  tratto dall'omonimo fumetto di Robert Crumb.

Fritz abita a New York ed è un gatto dissoluto dedito a festini a base di alcool, droghe e sesso libero (siamo pur sempre nel 72). stanco però della repressione da parte della polizia, e forse in cerca di qualcosa di nuovo e stimolante, deciderà quindi di spostarsi in California in cerca di emozioni forti.

Uscito nel 1972 Fritz il Gatto fu il primo film d'animazione vietato ai minori di 18 anni, e si può facilmente capirne il motivo visti i suoi contenuti  espliciti a base di sesso alcol e droga e alla sua fortissima satira nei confronti della religione, della società americana e dei suoi costumi dell'epoca. L'ideatore del fumetto Robert Crumb al tempo però si lamentò moltissimo dell'adattamento cinematografico ad  opera di Ralph Bakshi (autore tra gli altri di Fuga dal Mondo dei sogni del 1992), tanto da arrivare anni dopo a far morire il povero Fritz pur di evitargli altri scempi simili. E chissà cosa avrà detto il buon Crumb dell'adattamento italiano del film! Perché qua tocchiamo il vero punto focale e il vero problema dell'intero lavoro (o meglio della versione italiana), il doppiaggio.

Ragazzi il doppiaggio, dio mio...uno scempio. Non conosco altre parole per definire il doppiaggio italiano di Fritz il Gatto. Doppiaggio al quale prendono colpevolmente parte due big del cinema e del doppiaggio italiano: Oreste Lionello e Giancarlo Giannini. Doppiaggio che ha stravolto completamente il senso originario del film infarcendolo di riferimenti alla vita italiana del tempo, con richiami alla fiat, agli scioperi e mettendo in fila una serie sconfinata di stereotipi sull'italiano medio che non farebbero ridere nemmeno un bambino di 11 anni. Le voci dei protagonisti del film poi sono state sostituite con dialetti provenienti da tutta Italia, e possiamo così sentire corvi con strani accenti napoletani, poliziotti suini parlare in siciliano e Fritz con una parlata romanesca che  nemmeno fossimo alla Garbatella.
Harlem poi diventa Little Italy per adattarsi meglio a tutto il resto, uno schifo insomma.
stesso problema che troviamo con le canzoni che fanno da colonna sonora alle avventure di Fritz, completamente stravolte (alcune al limite dell'imbarazzante) ed italianizzate pure quelle, tanto per finire il lavoro..

Insomma per tirare le conclusioni posso solo dire che se volete vederlo fate bene perché il film è sicuramente divertente e politicamente scorretto, ma per dio guardatelo in inglese! Anche se avete scarsa dimestichezza con la lingua non fa niente, vi assicuro che la visione risulterebbe assai più piacevole rispetto all'imbarazzante edizione italiana. 

Anno: 1972
Durata: 76 min.
Regia: Ralph Bakshi
Musica: Ed Bogas, Ray shanklin