lunedì 17 settembre 2018

Henry - Portrait of a Serial Killer

Regia: John McNaughton
Genere: Horror/Splatter/Slasher
Anno: 1986


Il film di oggi è Henry - Portrait of a Serial Killer del 1986. Un horror/splatter con atmosfere slasher, diretto da John McNaughton e distribuito nelle sale a partire dal 1989, per probolemi riguardanti i suoi contenuti particolarmente violenti.

La storia si svolge a Chicago, dove un Henry Lee Lucas appena uscito di prigione viene ospitato in casa di Ottis Toole. Henry lavora come disinfestatore, e ha un passato oscuro. Un giorno arriva a casa dei due Becky, la sorellina di Ottis, appena scappata di casa e in cerca di qualcosa di nuovo.
Henry e Ottis lavorano e conducono un'esistenza piuttosto banale e oserei dire piatta, tranne quando escono la sera per adescare donne. Dopo aver avuto con loro rapporti sessuali, anche molto violenti, le strangolano e le uccidono in modo molto efferato.
Intanto tra Becky ed Henry sta nascendo un sentimento, ma..

E con la trama mi fermo qua. 

Cosa dire di questo film? Innanzitutto all'inizio del film ci appare un cartello, che ci avvisa che il film che andremo a vedere è solo una storia di fantasia, ispirata molto alla lontana ad alcuni racconti fatti dal buon Henry Lee Lucas una volta incarcerato. Giusta sottolineatura ho pensato, visto che la storia non c'entra assolutamente nulla con quella del serial killer dall'occhio di vetro. Le uniche cose a unire quel film alle vicende reali sono: i nomi dei protagonisti, e qualche aneddoto della vita passata di Henry, come l'aver ucciso la madre.
I personaggi sono totalmente distaccati per caratteristiche da quelli reali. Abbiamo infatti un Henry molto diverso da come ci è stato raccontato, molto lucido e non incline a scatti di rabbia. Anzi molto freddo direi. Abbiamo un Ottis Toole non più gay, ma anzi che quasi si potrebbe dire maniaco sessuale ossessionato dal gentil sesso. Becky che nella realtà era una mezza ritardata e facilmente plagiabile, è qua una normalissima ragazza in cerca di lavoro e stabilità.
Tolto tutto questo cosa rimane allora? Rimane un buon film, dalle atmosfere cupe e disturbanti, ben diretto e ben recitato dal cast. Un film violento, un buon horror insomma.
La cosa che mi domando io è: perché mettere di mezzo il nome di Henry Lee Lucas, se poi devi girare un film che col suddetto serial killer ha poco a che spartire? Per farsi pubblicità? 
Secondo me una sceneggiatura improntata su un personaggio di fantasia avrebbe fatto guadagnare al film qualche punto, perché molti che lo guarderanno sicuramente si aspetteranno una ricostruzione un pizzico più fedele.
Se cercate questo, beh allora è meglio un bel documentario.


sabato 1 settembre 2018

T.N.T. JACKSON

Regia: Cirio H. Santiago

Genere: Blaxploitation

Anno: 1974

Cirio H. Santiago, chi era costui? Un prolifico regista/sceneggiatore filippino che negli anni 80 era solito girare molti film in lingua inglese sul tema della guerra (soprattutto Vietnam), e tutti con una cosa in comune: l'essere a basso costo.
Ma negli anni 70, e precisamente nel 1974, volle provare a cimentarsi in un sottogenere abbastanza particolare, la Blaxploitation. Per chi non lo sapesse è un sottogenere di film d'azione che avevano come protagonisti attori afroamericani, e che solitamente (ma non sempre) erano anche diretti da registi afroamericani.

Comunque..che dicevo? Ah si, il film si apre con la nostra protagonista, Diana "TNT" Jackson, che arriva ad Hong Kong per cercare suo fratello che sembra scomparso nel nulla. Arrivata sul posto farà la conoscenza di Joe, proprietario di uno strip club, che l'aiuterà nelle ricerche.  Molto presto però scoprirà che il fratello è bello che morto, per  poi  rimanere  invischiata in una brutta storia di narcotraffico, dove dovrà dibattersi tra l'americano Sid (con fidanzata poliziotta e doppiogiochista), il cinese Ming, e lo spaccone Charlie, afroamericano come lei, e col quale vivrà un intenso rapporto di amore e odio.

Il film è noioso, e voglio dirlo subito a scanso di equivoci. La trama c'è ok, ma è esile e mal proposta. Il fatto che si scopra subito che il fratello di lei è morto fa decadere un buon 50% della storia, rendendo di fatto il film praticamente inutile. Perche? Perche la storia del narcotraffico non regge, molte scene sono solo un pretesto per altrettante scene di combattimento a mani nude, nemmeno fatte troppo bene se volete la mia modestissima opinione.
La recitazione è ovviamente sotto la media, e la cosa non mi stupisce più di tanto ok, ma porca miseria ogni volta che vedevo combattere la bella TNT (Jeanne Belle) avevo la sensazione che non fosse molto a suo agio, aveva sempre un'espressione tra l'impaurito e il "cosa cazzo sto facendo?". Ma nonostante questo riusciva a sbaragliare tutti, figurati.
Il premio per il personaggio più fastidioso va però sicuramente a Charlie (Stan Shaw), il quale per tutto il film non fa altro che apostrofare chiunque, uomo o donna che sia, col termine "baby". Capisco che nello slang americano possa essere una parola di uso comune, ma cavolo mai sentita tante volte in così poco tempo.

Film tutto sommato che nel filone blaxploitation può starci, sebbene ce ne siano di infinitamente migliori (Superfly del 1972, per dirne uno), ma non aspettatevi molto, se non tanti combattimenti a mani nude e poca sostanza.


lunedì 20 agosto 2018

L'Ultima Odissea (Damnation Alley) 1977

Regia: Jack Smight

Genere: Post-Apocalittico/Fantascienza

Anno: 1977


E torniamo oggi con L'Ultima Odissea  (Damnation Alley),  film del 1977 diretto da Jack Smight, famoso per aver diretto Airport '75 e Detective Story con Paul Newman,  e interpretato tra gli altri da George Peppard, si proprio l'Hannibal Smith dell'A-Team, già famoso in gioventù per quel capolavoro che è stato Colazione da Tiffany.

Damnation Alley inizia in una base missilistica dell'aviazione americana, dove il Maggiore Donner (George Peppard), e il Luogotenente Tanner (Jan-Michael Vincent) si apprestano a lanciare dei missili per intercettare delle testate nucleari dirette sugli Stati Uniti. Sfortuna vuole che alcuni di quei missili facciano centro, rendendo l'intera superficie degli Stati Uniti una palla di fuoco radioattiva. 
La trama riprende dopo qualche tempo, non si sa bene quanto, nella stessa base missilistica vista in precedenza. Alcuni sopravvissuti si arrabattano alla meglio per sopravvivere in un ambiente esterno reso ormai arido e inospitale, e pieno (?) di creature pronte ad uccidere con un sol colpo.

In sostanza è il classico film trash post-apocalittico, in cui viene raccontata la lotta di alcuni sopravvissuti alla ricerca di un posto migliore in cui vivere. Questo film tuttavia non riesce a colpire nel segno, in virtù di una trama scarna e mal raccontata, e di una sceneggiatura avara di colpi di scena. Un film povero, in cui la sensazione di trovarsi in un pianeta ormai morto, bombardato da radiazioni ecc ecc non si ha praticamente mai. Il territorio inospitale si limita ad un deserto sabbioso e nient'altro, e anche quando i nostri arriveranno in una città ormai abbandonata, questa sembrerà tutto tranne che reduce da un bombardamento con testate nucleari. Non un palazzo in macerie, auto ancora intatte, e in cui i nemici più ostici con cui i nostri faranno i conti altro non sono che blatte, comunissime blatte rese "radioattive e iper resistenti" da una sceneggiatura scritta col culo. Ci sarebbero poi degli scorpioni un po più grandi del normale, ma niente che sia paragonabile a quelli radioattivi di Fallout..
Il cast poi sembra una rivisitazione ante litteram dell'A-Team: c'è Peppard col suo immancabile sigaro d'ordinanza, il belloccio con la faccia da schiaffi (e no, non è Templeton Peck), e il ragazzo di colore (Keegan/Paul Winfield), meno burbero di Mr. T e anche molto meno ingioiellato e resistente..
Va detto poi che questo film è ispirato al libro di Roger Zelazny La Pista dell'Orrore, la cui storia però è stata completamente sputtanata in sede di stesura della sceneggiatura, lasciando fuori molti degli elementi che resero il libro un buon successo. Purtroppo il buon Zelazny non si rese conto della cosa finche non vide il film al cinema. Pace all'anima sua.

In definitiva un film piuttosto noioso, piatto, che se non fosse per la presenza di George Peppard non avrei nemmeno guardato. 

martedì 29 maggio 2018

CRIME


"La prima e unica rock n roll band di san Francisco"



Così amavano definirsi i Crime agli inizi della loro carriera, una carriera fatta di molti 7", ed un unico Lp - almeno per quanto riguarda la prima incarnazione della band - uscito però postumo nel 1991 col titolo di San Francisco's Doomed. I Crime nascono nella città della baia nel 1976 da Frankie Fix (Chitarra), Johnny strike (voce  Chitarra), Ron "The Ripper" Greco (Basso) e Ricky James (Batteria); Hanno avuto una carriera travagliata e ricca di cambi di formazione, carriera che porterà in dote come detto in precedenza solo una manciata di 7" - tra cui da ricordare Murder by Guitar/Frustration del 1977- ormai divenuti di culto, e oggetto di aste tra collezionisti di vinili rari. 
Di loro si ricordano soprattutto l'incendiaro punk rock, progenitore per certi versi anche dell'hardcore, e la storica esibizione live del 1979 nel carcere di san Quintino vestiti in uniforme da poliziotti (e ci voleva un certo fegato per farlo..), look che sarà ripreso più volte anche per gli scatti fotografici che hanno contribuito a rendere i Crime una band di culto.
si riformano nel 2005 e proprio nello stesso anno si esibiscono da Headliner al Road to Ruins Festival a Roma, con una line-up parzialmente rinnovata. Nel 2008 poi danno alle stampe il nuovo Exalted Masters, raccolta di vecchio materiale e rarità mai pubblicate in precedenza.
Un gruppo magari poco conosciuto, di culto o di nicchia fate voi, ma che merita più di un ascolto e la cui importanza non può essere messa in dubbio, e sono sicuro che in molti rimarrebbero rapiti dal loro punk rock 'n roll grezzo e chiassoso ma che non fa prigionieri. 

martedì 22 maggio 2018

Skateboard e Hardcore.




McRad con Chuck Treece 
Il legame che questo sport ha sempre avuto con la musica, specie nelle sue accezioni più estreme e meno conformiste, è chiaro ormai da decenni, più o meno da quando lo skateboard diventò un fenomeno sempre più crescente nella Los Angeles degli anni 70.  Ma è  proprio con l'hardcore che il rapporto è sempre stato strettissimo, figlio probabilmente di una comune voglia di ribellarsi alle autorità, ai genitori e alle istituzioni.


Mike V and the Rats
Tony Alva
Molti gruppi hanno negli anni dichiarato in maniera più o meno velata il proprio amore verso tavola: si va dai Suicidal Tendencies, il cui frontman Mike Muir è fratello dello skater professionista Jim Muir,  ai JFA (Jodie Foster's Army) che  in più di un'occasione hanno dedicato canzoni, scatti fotografici e immagini di copertina allo skateboard,o i pazzi Gang Green di Braintree (Massachussets) con la passione per lo skateboard e l'alcool - cosa che li portò a far installare sul palco una vera rampa da skateboard in alcuni dei loro concerti- 


Per  arrivare poi  a gruppi più recenti come Pennywise, Bones Brigade, NoFx, Guttermouth e Millencolin, tutti gruppi per cui fu coniato il termine "skate punk", a sottolinearne la popolarità proprio tra gli skater.
Anche diversi skater professionisti si sono dati in tempi diversi alla musica: si va da Tony Alva coi suoi The Skoundrelz, o a Mike Vallely che dopo aver inciso tre album coi suoi Mike V and the Rats è diventato il cantante dei riformati Black Flag, fino ad arrivare ai McRad di Philadelphia capitanati da Chuck Treece, skater professionista e chitarrista dotato di buon talento.


martedì 10 aprile 2018

TERRORIZER - World Downfall

Wordl Downfall è un disco che sa di riscatto. Perche? Il perchè è radicato negli inizi della band, e nella sua vita breve e piuttosto travagliata nonchè priva di soddisfazioni pratiche. Ma fermiamoci un attimo e facciamo un salto indietro:

Il primo nucleo della band nasce ufficialmente a Los Angeles tra il 1986 e il 1987. Inizialmente chiamati Unknown Death, e successivamente Decomposed, arriveranno in seguito al monicker che li ha resi immortali: Terrorizer, nome preso in prestito da una canzone dei Master, leggenda death metal di Chicago.
World Downfall Line-Up
Del gruppo faceva inizialmente parte Oscar Garcia, cantante e all'inizio anche chitarrista, appassionato della nascente scena metal estrema. Uno dei primi compagni di Garcia nei nascenti Terrorizer fu l'allora teenager Jesse Pintado, poi futuro Napalm Death ingaggiato da Garcia dopo averlo visto passeggiare in strada con addosso una t-shirt dei Maiden. La prima line up della band si assestò poi con l'ingresso di Alfredo, misconosciuto bassista con la passione del baseball, e il batterista Fish. Come dicevamo in precedenza poche furono le soddisfazioni per i Terrorizer, se non vogliamo definire tali il provare in un garage e il suonare a qualche festicciola in giradino. Il gruppo sempre più frustrato iniziò rapidamente a perdere pezzi, il primo a salutare fu tal Fish, rimpiazzato alla batteria dal salvadoregno Pete sandoval. Trovato un batterista coi controcazzi forse Garcia e Pintando si aspettavano qualche novità di rilievo, qualche ingaggio..ma come disse Garcia: "I Terrorizer erano troppo poco Hardcore per i punk, e troppo  veloci per i metallari", se poi ci mettiamo che Garcia e soci si sono sempre rifiutati di pagare per suonare (secondo la legge molto in voga del pay-to-play) si capisce come mai le occasioni di esibirsi live si contarono sulle dita di una mano. Ancora con sandoval in formazione i Terrorizer riuscirono comunque a registrare le  demo in studio Nightmares e Demo 87  e lo split coi Nausea,  senza tuttavia attirare troppo l'attenzione.
sandoval però lasciò il gruppo in direzione Morbid Angel alla fine del 1988, decretando di fatto la fine della band.
sarà Digby Pearson, deus ex machina della Earache Records, a mettere sotto contratto la band nel 1989, quando Jesse Pintado aveva anche lui già lasciato per accasarsi coi Napalm, permettendo così al combo losangelino di registrare il loro primo storico album. 
Alla registrazione prenderanno parte Pintado, Garcia e sandoval, oltre a David Vincent nel ruolo di bassista. Quello che ne uscirà sarà World Downfall, un disco selvaggio, furioso, epocale. Un disco che assieme ai primi due lavori dei Napalm Death ha marchiato a fuoco il mondo del grindcore, e che si pone ancora oggi come pietra miliare e di paragone per tutti gli album di questo tipo.
Non c'è che dire, una bella rivincita per una band che all'inizio faticava ad esibirsi live, e che era mal vista sia dai punk che dai metallari.

Tracklist:

1 After World Obliteration
2 storm of stress
3 Fear of Napalm
4 Human Prey
5 Corporation Pull-In
6 strategic Warheads
7 Condemned system
8 Resurrection
9 Enslaved By Propaganda
10 Need to Live
11 Ripped to shreds
12 Injustice
13 Whirlwind struggle
14 Infestation
15 Dead shall Rise
16 World Downfall




martedì 20 marzo 2018

1990 - I Guerrieri del Bronx


Il film di cui voglio parlarvi oggi è 1990 - I Guerrieri del Bronx, film italiano scritto da Derdano sacchetti ed Elisa Livia Briganti e diretto da Enzo Girolami, qua accreditato come Enzo G. Castellari, ed uscito nel 1982.

La storia si svolge in un 1990 distopico in cui il quartiere del Bronx è stato dichiarato come terra di nessuno dal governo degli stati Uniti, e in cui a regnare sono solo la violenza e bande di fuorilegge dai nomi folkloristici come i Tigers, gli scavenger, gli Zombie o gli Iron Men. 
Una giovane, Ann, fugge dalla ricca Manhattan per ritrovarsi dispersa nel Bronx dove verrà attaccata da una delle sopra citate banda criminali. salvata dal belloccio Trash (Marco Gregori/Mark Gregory), leader della banda di biker dei Riders,  finirà con l'innamorarsi di lui e deciderà di non tornare più a Manhattan. Tutto ciò innescherà una serie di problemi a non finire, e una spietata lotta per il controllo del quartiere tra lo stesso Trash e il perfido Hammer, un poliziotto corrotto e assetato di potere.

Regista e sceneggiatori vollero disegnare un futuro cupo dominato dalla violenza e da bande di fuorilegge, anche se più che altro a mio modesto avviso si sono limitati ad "arricchire" un po la già precaria situazione del Bronx di fine anni 70/primi anni 80. Non a caso l'ispirazione per il film venne al produttore Fabrizio De Angelis dopo aver visitato personalmente il quartiere in questione ed averne constatato coi propri occhi lo stato di evidente degrado.

Il film fa volutamente il verso già a partire dal titolo a "The Warriors"  di Walter Hill, un capolavoro uscito tre anni prima e che tanti consensi aveva ottenuto. Proprio questa mancanza di originalità è il punto debole del film, infatti guardandolo ho pensato  più volte tra me e me "questa è la versione trash e di serie B di The Warriors". Detto ciò il film non è male e si lascia guardare, e non mancano le curiostià come la presenza nel cast di Fred Williamson nel ruolo di Ogre, capo della banda dei Tigers e autoproclamato Re del Bronx, già recensito su queste pagine col suo Il Cobra Nero, o di Ennio Girolami (fratello del regista) nel ruolo del presidente degli stati Uniti. Altra presenza di peso è quella di George Eastman  (Luigi Montefiori) nel ruolo di Golem, attore italiano famoso per film come Antopophagus e Porno Holocaust, tra i tanti.

se vi piace il genere post apocalittico, e se vi è piaciuto The Warriors, io consiglio comunque di dargli un'opportunità.

Anno: 1982
Regia: Enzo G. Castellari 
Durata: 92 min.
Musica: Walter Rizzati.