venerdì 4 giugno 2021

 Frankenstein '80



Girovagavo per youtube alla ricerca di un film da vedere, con fare annoiato e molto sonno sulle spalle. Vedo in una thumbnail questo uomo pelato, pieno di cicatrici in faccia e che brandisce uno stinco di manzo con fare cattivo, mi dico "perfetto! ho svoltato la serata!"

Il film è Frankenstein '80, e si è una rivisitazione in salsa italiana e low budget del racconto di Mary Shelley che tanti film ha ispirato. C'è modo e modo di ispirarsi ad un racconto famoso per trarne fuori un ottimo film, ma quello che fanno Ferdinando De Leoni e Mario Mancini (anche regista) è quanto di più noioso, prevedibile e anti-horror ci si possa aspettare.

Storia breve: Il Dott. Otto Frankenstein (Gordon Mitchell) assembla un essere umano con parti di cadaveri; quest'ultimo però sfugge al suo controllo, e inizia a mietere vittime in tutta la città per placare la sua sete di sangue. Questo si intreccia con la storia di Karl Schein, giornalista d'assalto a cui è appena morta la sorella proprio per colpa del Dott. Frankenstein, e che inizia ad indagare per saperne di più, affiancato dall'ispettore Schneider, e da quelle volpi dei suoi sottoposti. 

Il tentativo mi pare quello di creare un ibridio tra un poliziesco, un film di fantascienza e un horror, il problema è secondo me che riesce male in tutte e tre le cose. Il film è generalmente abbastanza noioso e prevedibile, con dialoghi abbastanza banali e una recitazione a volte svogliata. 

Ci sono tuttavia delle stranezze che mi hanno fatto allargare le braccia durante la visione. La prima che mi viene in mente è questa: durante una scena in cui Mosaico cerca una sua vittima tra le prostitute, una di loro si esprime con un'espressione tipicamente romanesca come "ma va a morì ammazzato", li ammetto che non ho capito. Il  film teoricamente è ambientato in Germania, ma capisco che per ragioni di budget siano stati costretti a girarlo a Roma e dintorni, però almeno cazzo non metterci donne che parlano romanesco, altrimenti perdi pure quel briciolo di credibilità. Incredibile non si siano accorti di un errore che secondo me manda tutto a puttane (per l'appunto). Altra scena che ho trovato divertente ma ridicola, è quando Mosaico uccide la proprietaria di una macelleria a colpi di stinco di manzo! Adesso io non sono un esperto, ma davvero bastano tre-quattro colpi di stinco sulla schiena e sulla testa per ammazzare una donna? Sono perplesso. Oppure il primo omicidio, quando si vede chiaramente che Mosaico non sta frugando nel ventre della donna, ma accanto! Nel nulla in pratica. 

Gli effetti speciali non sono neanche malaccio considerati i pochi soldi a disposizione, e non a caso a curarli fu  Carlo Rambaldi (due oscar per gli effetti speciali di Alien)

Da segnalare la presenza della bella Dalila di Lazzaro nel ruolo di Sonia, la nipote..non si sa quanto legittima..del Dott. Frankenstein. E da segnalare soprattutto la scena in cui lei va a letto, con una vestaglietta che in pratica lascia vedere tutto! Boschetto compreso. Erano gli anni 70, andava di moda pelosa.

Ah giusto, un'ultima cosa: anche qua abbiamo la solita romance forzata del cazzo, tra la bella Sonia e Karl il giornalista. Un innamoramento nato troppo in fretta per essere credibile.

mercoledì 14 ottobre 2020

The Burning (1981)


Ieri notte non riuscivo a dormire, come al solito diciamo, e mi sono diretto su Youtube alla ricerca di un buon film. Ormai Youtube è una miniera in questo senso, e mi sono imbattuto in The Burning, film horror del 1981 diretto da Tony Mylam.

Bene o male ne avevo sentito parlare in passato, ma non lo avevo mai visto. Ieri notte mi sono deciso, e credetemi pur nella sua scarsa originalità, è un film gradevole e che si lascia guardare fino in fondo.

La storia dietro questo film però è interessante e merita un approfondimento. Innanzitutto il film venne prodotto sulla scia del successo di alcuni illustri predecessori nel campo degli horror a basso costo, ossia The Texas Chainsaw Massacre, Halloween e soprattutto Friday the 13th. Dico soprattutto Friday perche ambientazione e storia sono fortemente ispirati  al film di Sean F. Cunningham del 1980. Abbiamo l'ambientazione vacanziera proposta dal solito campeggio estivo in riva al lago, e anche la vendetta del killer di turno per uno sgarbo ricevuto in passato, in questo caso il nostro amico assassino vuole vendicarsi su chi ha contribuito a sfigurarlo in seguito ad uno scherzo degenerato poi in incendio.

Un'altra curiosità è che il film fu prodotto da un giovane Harvey Weinstein, si proprio quello dello scandalo sessuale ad Hollywood, qua agli inizi come produttore cinematografico e  desideroso di sfondare nel mondo del cinema. Per farlo decise di seguire il trend dell'horror low budget, un genere che ha ben reso tra la seconda metà degli anni 70 e l'inizio del decennio successivo.

La terza particolarità viene dalla trama, non del tutto inventata, ma che ha preso spunto da una leggenda metropolitana tipica dell'area di New York, ossia quella di Cropsey, l'uomo nero dei boschi. Esattamente come il protagonista del film (Cropsy), il reale Cropsey era inizialmente un bravo cittadino, che dopo aver visto morire l'amato figlio anche per colpa di alcuni campeggiatori, impazzì e decise di vendicarsi.

Nel cast, composto per lo più da nomi sconosciuti, spiccano solo in tre: Holly Hunter (Sophie). Jason Alexander (Dave) e Fisher Stevens (Woodstock), che hanno avuto chi più chi meno una carriera anche in seguito. Gli effetti gore e splatter (ottimi) furono curati da Tom Savini, e la presenza di questi ultimi è anche uno dei motivi per cui il film mi ha particolarmente divertito.

Insomma The Burning non è il massimo dell'originalità, ma come dicevo all'inizio, è un buon film per gli amanti del genere horror/slasher, e sicuramente merita la visione.

giovedì 8 ottobre 2020

 Dead Space (1991)



Dead Space? Il Famoso videogame survival-horr in terza persona? No purtroppo no. Quello è un capolavoro del suo genere, il film di cui voglio parlare no, decisamente non lo è...anzi.

Dead Space, tradotto in italiano come "Terrore nello Spazio", è un film horror del 1991 diretto da tale Frank Gallo. Un film di cui sinceramente non si sentiva il bisogno. Volete sapere il motivo? Bene, perche è il clone brutto di Alien. Alien, film del 1979 diretto da Ridley Scott e  con Sigourney Weaver, un capolavoro assoluto dell'horror. Bene, questo film cerca in tutti i modi di ricreare quelle atmosfere ansiogene, quella sensazione di paura costante, data dall'essere braccati da una letale creatura aliena. Non ci riesce, ovviamente. Ma dove stanno le similitudini col capolavoro senza tempo di Ridley Scott? Prima di tutto, come detto in precedenza, la voglia di ricreare quella paura costante, ma non solo. La creatura infatti, come nel film di Scott, fuoriesce dal corpo di uno dei membri del laboratorio in cui si svolgono le vicende; Come lo xenomorfo anche questa creatura fugge, rifugiandosi nei condotti dell'aerazione e attaccando a sorpresa gli ignari protagonisti. 

La trama quindi come potete capire è quanto di più banale e scopiazzato ci possa essere nella vita, un'accozzaglia di clichè-Alien che non fa paura a nessuno (io guardandolo stavo per addormentarmi), per di più impreziosita dalla più forzata e inutile romance della storia del cinema, tra l'eroe buono e salvatore della patria ossia, il comandate Steve Krieger (Marc Singer), e la dottoressa Marissa Salinger (Laura Tate). Per tacere dell'altro membro della crew di ricercatori, l'inutile, dannoso e insopportabile Tim. Un uomo che sta lì non si sa per quale motivo, visto che non da nessuna mano ne alle ricerche mediche, ne alla lotta contro la creatura. Sta lì, con quella camicia a pois del cazzo, a non fare niente. Anzi una cosa la fa, si scopa la bella Jill. Almeno una nota di merito nel suo curriculum da perfetto idiota.

Altra cosa senza senso che mi ha fatto infuriare, è quando il comandante Krieger si avventura fuori dalla base, sul pianeta alieno su cui si svolgono le vicende, con chissà quali pericoli a livello ambientale, con una tutina bianca aperta sul davanti, e senza casco, senza ossigeno, niente. Imbarazzante. Fosse stato un film fatto bene, lui sarebbe dovuto morire o schiacciato dalla gravità, oppure mangiato dalle radiazioni. Tra l'altro, altra particolarità, il comandante Krieger è perennemente accompagnato dal robot Tinpan, quello che sembra una via di mezzo tra un uomo in tuta e C-3PO di Star Wars.

Un motivo  per guardare questo film è senza dubbio la presenza di un'allora giovane Bryan Cranston, qua in uno dei suoi primi ruoli cinematografici. Si esatto il Walter White di Breaking Bad, oppure l'Hal di Malcolm in the Middle, fate voi. Cranston che nel ruolo del dottor Frank Darden,sarà  l'unico che cercherà effettivamente di capire come fermare la creatura, tra l'altro da lui creata. A parte questo è un film abbastanza dimenticabile, che può interessare solo i più fanatici del genere e forse gli amanti del trash come me.Trash ben rappresentato dai pupazzosi e  low budget effetti speciali, grazie a cui possiamo assistere a performance del tipo che uno si trova il mostro addosso, e per farlo sembrare vivo si dimena come un pazzo, ovviamente finendo solo per rendere la scena ridicola e per nulla paurosa.




giovedì 23 maggio 2019

I WAS A TEENAGE ZOMBIE (I Ragazzi del Cimitero)


In un liceo americano quattro amici sono stanchi di dover spendere cifre troppo alte per comprare la loro amata "maria". Cosa fare quindi? Beh la cosa più ovvia, e cioè dare appuntamento allo spacciatore, tale Mussolino, e parlarci per ottenere un prezzo di favore. Le cose non andranno come previsto, scoppierà una rissa e il povero spacciatore rimarrà ucciso. Il gruppo di amici deciderà di sbarazzarsi del cadavere gettandolo nel fiume, un fiume radioattivo per la precisione. Le radiazioni avranno un effetto imprevisto sul cadavere, rendendo la spacciatore uno zombie assetato di sangue e vendetta. 

I Was a Teenage Zombie (I Ragazzi del Cimitero) è un horror/teen movie/commedia  del 1987 diretto da John Elias Michalakis, regista di quel capolavoro che fu The Toxic Avenger e di Splatter University.

Il film, diciamolo subito, non è nulla di particolarmente nuovo in realtà, e poggia le sue (traballanti) basi su una trama poco originale e su situazioni ampiamente prevedibili. 
I protagonisti del film sono i classici studentelli liceali americani, sempre in cerca di ragazze e situazioni da pseudo ribelli. Nemmeno la soluzione dei loro problemi sembra tanto brillante, basti pensare che per uccidere lo spacciatore-zombie la loro più grande trovata sarà di rendere zombie anche il loro amico Dan, prematuramente scomparso. 
Di  vere scene gore poco o nulla, giusto un paio e neppure disprezzabili e sempre ad opera di quello che chiameremo "zombie cattivo". 
Ci sarebbe poi da parlarne di questi fantomatici zombie, perché a dire il vero zombie non sembrano. Certo hanno un colorito un po strano, tra il verdognolo e l'azzurro, ma a parte questo sono persone del tutto normali, soprattutto Dan il quale interagisce con gli amici, si esprime in modo normale e ha persino una fidanzata. Insomma da quel lato potevano sicuramente impegnarsi di più e rendere gli zombie quantomeno credibili.
E chiudiamo con un tocco di macabro romanticismo nel finale, quando Dan dopo aver sconfitto il perfido zombie-spacciatore, vedendo la sua amata Cynthia morta deciderà di portarla con se nel fiume, per passare un'eternità da zombie-innamorati. Bello vero?

La cosa che ho apprezzato di più è probabilmente la colonna sonora, composta da brani rock, e folk di gruppi come Los Lobos, The Fleshtones e Violent Femmes.
In conclusione I Was a Teenage Zombie è un film carino, che si lascia guardare ma che non offre spunti degni di nota. L'ideale per passare un'ora e mezza senza pretese e forse farsi qualche risata qua e la, e soprattutto l'ideale per chi vuole unire la leggerezza del teen movie americano, ad un pizzico di horror innocuo e buffo.

lunedì 1 ottobre 2018

NON ENTRATE IN QUELLA CASA (PROM NIGHT) 

Regia: Paul Lynch
Genere: Horror/Slasher
Anno: 1980



6 ragazzini, un gioco innocente finito in tragedia, la morte di una bambina, e un pericoloso serial killer pronto a seminare il panico ad un ballo scolastico. Questi sono gli ingredienti di questo slasher movie del 1980 diretto da Paul Lynch, e che vede all'interno del cast la presenza di Leslie Nielsen - non ancora il personaggio della serie de La Pallottola Spuntata- e una giovanissima Jamie Lee Curtis ancora alle prime armi in veste di attrice.

Della trama vi ho accennato poco sopra, e sinceramente a parte quello che ho scritto c'è davvero poco o null'altro da dire. Potrei parlarvi dello svolgimento del film, davvero troppo lento ad arrivare al dunque - il killer si farà vedere per la prima volta dopo un'ora - e anche quando avrà l'ardire di presentarsi al ballo, beh..che dire..non è il killer migliore del mondo, ma il perché di questo lo capire alla fine, quando scoprirete chi è l'assassino. Anzi se siete un attimo svegli, chi è l'assassino lo capirete circa dopo 10 minuti di film, e non scherzo. Perché una delle pecche di questo lavoro risiede proprio lì, nel suo sputtanarti già ad inizio film l'identità dell'assassino. Non lo dice esplicitamente, ma ci si arriva in maniera piuttosto facile.

Anche se il film prova un minimo a mettervi in confusione, facendo salire alla ribalta due/tre personaggi che bene o male potrebbero essere gli assassini: il tipico bulletto liceale, il giardiniere/tuttofare mentalmente disturbato, e un non meglio identificato assassino fuggito da un manicomio criminale, che ahi noi non si vedrà mai. Non ci riesce tuttavia, si sa già come va a finire e se non fosse per almeno un paio di siparietti involontariamente comici - l'assassino che si dimentica l'accetta mentre rincorre una vittima, oppure sempre lui che per uccidere la medesima ci mette un'eternità - il film si risolverebbe nella mediocrità generale, di un film stereotipato e mal realizzato. Noioso per larghissimi tratti - soprattutto la lunghissima scena di ballo che vede protagonista la bella Jamie Lee Curtis - e che più volte mi ha fatto sbadigliare.

Non brutto, ma nemmeno bello. Mediocre.


Ps: Ah ne hanno fatto addirittura tre sequel, e anche un remake. Troppa roba forse. Me li vedrò. Con calma.


venerdì 28 settembre 2018

Bloody Moon

Regia: Jesùs Franco
Genere: Horror/slasher
Anno:1981



Altro giro altra corsa. Oggi si riprende a parlare di slasher con Bloody Moon, film del 1981 diretto dal regista spagnolo Jesùs Franco.

La trama: Miguel, giovane ragazzo sfigurato e disturbato, ad una festa violenta e uccide una ragazza, sventrandola a colpi di forbice. Dopo aver passato un certo periodo in una clinica per malati mentali, viene dimesso. A prenderlo in carico sarà la sorellastra Manuela, direttrice e co-proprietaria di un istituto linguistico, frequentato soprattutto da belle ragazze straniere, tedesche e scandinave soprattutto.
Sarà soprattutto una di loro, Angela, ad attirare le attenzioni "particolari" di questo efferato serial killer. 

Del film si può dire tutto, tranne che sia un capolavoro. Non lo è, per niente. I dialoghi sono per lo più stupidi, con molte allusioni a sfondo sessuale che non fanno ridere, e che a voler essere onesti non hanno una vera e propria importanza. Ho avuto la sensazione che siano stati scritti per riempire dei momenti. 
La trama c'è ma tutto sommato è relativa, nel senso che non ha una vera e propria importanza. Alla fine la cosa che ti tiene incollato allo schermo non è tanto sapere a chi andrà l'eredità, se a Manuela o al suo fratellastro Miguel, ma soprattutto lo scoprire chi è l'assassino, e perché se la prenderà tanto con la povera e innocente Angela.

Non ho visto tutti i film di Jesùs Franco, e credo che nemmeno lui li abbia visti tutti, ma non credo sia una delle sue opere migliori. Uno slasher classico, senza colpi di scena, senza trovate registiche di rilievo, anche un po piatto in alcuni frangenti. Le cose che mi hanno davvero divertito sono alcune particolarità, come ad esempio coltelli che si infilano nella schiena, per uscire poi con la punta dal capezzolo, sangue che schizza con un certo ritardo dal collo ormai privato della testa, o anche bambini investiti che si rivelano essere pupazzi spezzati per metà. Tuttavia sono anche cose come queste che mi fanno amare questi film.

martedì 25 settembre 2018

DAHMER - IL CANNIBALE DI MILWAUKEE

Regia: David Jacobson
Genere: Drammatico/Horror
Anno:2002


Ho sempre apprezzato le storie di serial killer, omicidi, maniaci e tutto quello che può essere considerato il lato oscuro della vita e della mente umana. Perciò non stupisce che ultimamente sia tornato prepotentemente a buttarmi su questa tipologia di film. E dopo aver parlato la volta scorsa di Henry - Portrait of a Serial Killer, film volutamente ispirato (ma molto alla lontana) ai racconti del fu Henry Lee Lucas, quest'oggi voglio provare a parlarvi di Dahmer - Il Cannibale di Milwaukee, film del 2002 diretto da David Jacobson e interpretato da Jeremy Renner.

Credo che sul personaggio di Jeffrey Lionel Dahmer ci sia veramente poco da dire. Centinaia di libri e documentari ne hanno sviscerato fin troppo bene il personaggio. Sappiamo come sceglieva le sue vittime, come le stordiva per approfittare di loro, e sappiamo anche di come faceva sparire i corpi dei poveri malcapitati, tenendo alcune volte per sé dei simpatici souvenir.
Il film in questione invece è un tenebroso affresco psicologico di un uomo disturbato e divorato dai propri demoni, ai quali proprio non riesce a sottrarsi. Poche, anzi direi inesistenti le scene gore, e con un personaggio come Dahmer che amava fare a pezzi le proprie vittime, e volte anche mangiarle, il ricorrere al facile sensazionalismo dello splatter poteva essere molto scontato. Invece no, il film si concentra maggiormente sulla psiche del personaggio,  cercando di scavare al suo interno, e facendo un largo uso di flashback per ripercorrere alcuni traumi della sua vita passata, come ad esempio il divorzio dei genitori, con conseguente abbandono, o l'alcolismo che già in giovane età lo stava divorando.
Ottima in questo senso l'interpretazione di Jeremy Renner nei panni del mostro, intenso e convincente, talmente tanto, a mio modestissimo giudizio, da farmi arrivare a provare pena per Jeffrey Dahmer e quasi a farmi solidarizzare con lui. Ovviamente senza condividere la sua deriva omicida.

Insomma un ottimo film, da vedere assolutamente.