sabato 28 marzo 2015



Ed eccomi in quella sgangherata libreria, piena di volumi polverosi che nessuno comprerà mai. Ero li per vendere una casa, ma appena varcai la porta il propietario, un'uomo alto, coi capelli grigio topo, e un'orrenda giacca verde, mi aggredì "salve! vuole un libro sull'arte astratta Macedone?"
"no,io veramente.."
"O magari un bel volume di filosofia spicciola?"
"no, guardi io.."
"che ne dice di questo 'Tutti i mezzo corazzati del Quarto Reich, dalla A alla Z'?"
"ma che cazzo.." "no senta, sono qua per vendere una casa.."
"Ragazzo mio, si è accorto di essere in una libreria?" chiese lui un po stupito, mentre fumava quell'assurda pipa a forma di lumaca
"Si, ed effettivamente è ridicolo venire a vendere una casa in una libreria.." dissi grattandomi la testa
"giovanotto, se vuole un volume posso aiutarla, viceversa sarò costretto a chiamare Goran, il buttafuori."
"no no no, me ne vado" dissi dirigendomi verso l'uscita.
Ero frastornato, cosa c'ero venuto a fare? perché il mio capo mi aveva detto di vendere una casa in una libreria. E poi lo avevo sentito davvero dire quello? o me lo ero immaginato? non lo so.
Mentre camminavo sotto un cielo che alternava il nero all'azzurro, e con le nuvole che facevano zig zag, mandandomi fuori di cervello, arrivai nei pressi del parco. Visto che l'appuntamento di lavoro era saltato, decisi di fermarmi li.
Mentre ammiravo l'ondeggiare degli alberi sospinti dal vento, un camper si ferma proprio di fronte a me. Il conducente si affaccia "ragazzo sali su"
"anche no, non la conosco" risposi
"ti ho detto sali!" disse lui con tono minaccioso, e puntandomi un bastone contro il naso
"ok ok," 
Salii su quel camper che all'interno si rivelò enorme. Potevano tranquillamente starci dentro due campi da calcio. Da fuori sembrava molto più piccolo. Dentro c'era un po di tutto: attrezzi da lavoro, scale di legno, giochi da mare...tipo quegli enormi palloni a spicchi...e tante altre cianfrusaglie.
Il modo di guidare di quel tizio era allucinante. Ad ogni curva venivamo sbattuti a destra e a sinistra, e gli oggetti cadevano da tutte le parti, lasciandoci in un caos assoluto.
"c'è proprio bisogno di guidare così!?" urlai, dopo aver sbattuto la testa contro lo spigolo della mensola su cui era poggiata una foto di famiglia
"siiiii io sono Michael Schumacheeeeer! urlò, sterzando ferocemente verso destra e facendomi cadere a terra per l'ennesima volta
"dove cazzo stiamo andando!?"
"non lo sooooooooo" disse, sterzando questa volta verso sinistra, facendomi ruzzolare di nuovo
"andiamo bene..."
Cercai di affacciarmi al finestrino per vedere dove fossimo diretti, ma non si vedeva niente. Si vedevano solo righe bianche e nere, sembrava quasi di vedere lo schermo di una tv che non funziona.
D'improvviso il tizio frenò, e io caddi in avanti sbattendo il naso sul pavimento "dio porco che dolore!" dissi
"siamo arrivati, giovine" disse, con un ampio sorriso sul volto
"giovine?" "e poi siamo arrivati dove?" chiesi, tamponandomi il naso sanguinante con un fazzoletto
"alla fine del viaggio, adesso scendi"
Scesi, ma non c'era niente. Ero in mezzo a quello che pareva un deserto, davanti a me solo un palo con attaccato un cartello "se sei arrivato fin qua, significa che il tuo cervello è andato in pappa"
"ma che cos.." pensai
"Svegliati vagabdondo!" queste furono le prime parole che sentii. Era il mio capo, mi ero addormentato davanti alla macchinetta del caffè.
"che fai, dormi in ufficio adesso!?
"no no, io...vede.." 
"Allora torna a lavorare!" tuonò lui
Mi sistemai la cravatta, e tornai alla scrivania. Forse il mio cervello stava davvero andando in pappa..



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