sabato 18 ottobre 2014
La depressione era entrata nella vita di Dave come un fulmine a ciel sereno, una vita felice la sua, divisa tra il lavoro nell'azienda di famiglia, l'amore per la sua Carol, e i suoi amici, con cui era solito andare a fare motocross, la sua grande passione.
Era Settembre e Dave era appena tornato da una bellissima vacanza in Grecia con Carol, ansioso di rimettersi al lavoro nell'impresa di famiglia. Il lunedì mattina però non si svegliò di buon umore, come invece spesso accadeva; si fece una doccia in tutta fretta, si vestì, e poi scese per la colazione.
"Buongiorno tesoro" disse affettuosamente Carol, dandogli un bacio
" 'giorno amore.."
"ehi,cos'hai? hai proprio un aspetto orrendo"
"ah niente amore, ho solo dormito male, niente che un buon caffè non possa curare" rispose Dave, sforzandosi di sorridere
Bevve il suo caffè, poi salutò Carol e prese l'auto per andare al lavoro, ma Dave non si sentiva bene, si sentiva stanco, sentiva un gran mal di testa, ma non ci diede peso, così uscì dal garage, imboccò la strada e si diresse al lavoro. Durante il tragitto continuava a sentirsi addosso questo tremendo mal di testa, sentiva la testa pulsare, la sentiva pesante. Arrivò in ufficio con fatica, si sedette alla sua scrivania, prese un aspirina e provò a mettersi al lavoro, nella speranza che fosse solo una cosa passeggera. Non riusciva a concentrarsi sui conti dell'azienda Dave, faceva confusione, e spesso si sentiva assente e si limitava a guardare il panorama fuori dalla finestra del suo ufficio
"Dave, ma che hai oggi?" chiese suo padre, vedendolo assente
"eh? niente, niente.." rispose un Dave sempre più confuso
"guarda che quei conti non si chiudono da soli, ne ho bisogno prima della fine della giornata, quindi datti una mossa"
"..ok.."
Ma Dave proprio non riusciva a tenere la testa sul lavoro, e quel dannato mal di testa non ne voleva proprio sapere di lasciarlo in pace. Verso la fine della giornata oltre al mal di testa sentì arrivarsi addosso anche un tremendo mal di stomaco, così pensò di essersi beccato un'influenza, e chiese a suo padre di poter uscire un po prima, per riposare. Carol era a lavoro, e con la casa vuota Dave si diresse subito a letto; tirò giù tutte le tapparelle e si buttò sul letto, nella speranza di poter dormire un pò, sperando che quel mal di testa e quel mal di stomaco lo lasciassero finalmente in pace. Niente da fare, non riusciva a chiudere occhio Dave, rimase tutto il tempo con lo sguardo rivolto al soffitto, e sentiva il cuore iniziare a battere veloce, sempre più veloce; preso dal panico si alzò in piedi,sudava e sentiva la gola chiusa in una morsa, come se qualcuno o qualcosa lo stesse strozzando, faceva fatica a parlare e a respirare, poi iniziò a tremare come una foglia, tremava così forte da far sembrare che all'interno del suo corpo fosse in corso un terremoto. Arrancava per la stanza sperando che quella cosa, qualunque cosa fosse, finisse in fretta; si rannicchiò in un angolo, vicino all'armadio, e iniziò a piangere. In quel momento Carol fece il suo ritorno a casa, e appena varcata la soglia notò la porta della camera aperta, da cui sentì provenire dei lamenti, così decise di controllare, e trovò Dave rannicchiato, tremante e in lacrime
"amore mio, che succede? ma stai tremando" disse una preoccupatissima Carol
"coff coff..non so amor..coff" non riusciva nemmeno a parlare Dave
Carol lo prese tra le sue braccia, lo accarezzò per cercare di farlo smettere di tremare, e dopo poco Dave cominciò effettivamente a non tremare più, la sua gola si liberò e potè finalmente respirare. Carol era preoccupata, in tanti anni non aveva mai visto il suo Dave conciato in quella maniera, solitamente era un uomo vitale e in salute, quindi consigliò a Dave di andare dal medico per farsi dare una controllata, e nel caso farsi prescrivere qualcosa, ma lui non era molto d'accordo:
"ma no amore, sarà stato un disturbo passeggero. adesso sto bene"
"io insisto affinchè tu vada. amore non ti avevo mai visto ridotto così"
"ti ho detto che sto bene!" disse Dave a brutto muso
"..ok, non c'è bisogno che urli.."
La notte non trascorse nel migliore dei modi; si coricò vicino alla sua donna ma non riusciva a chiudere occhio, ogni volta che ci provava si ritrovava quasi subito con lo sguardo rivolto al soffitto, e con una sensazione orribile addosso. Si alzò, si recò in salotto e li iniziò a camminare su e giù, su e giù, come per stancarsi per poter finalmente crollare. Ma non crollava, era stanco, stanchissimo, ma non riusciva ad addormentarsi.
Arrivò la mattina e Dave era ancora sveglio, aveva la faccia sconvolta, delle profondissime occhiaie, e in generale un aspetto orribile. Carol svegliandosi e vedendolo in quelle condizioni gli ribadì la sua idea "devi andare da un dottore Dave", ma lui continuava a rifiutare " no,io..io..sto bene, ho solo bisogno di tranquillità...e di riposo.."
"e quindi che vorresti fare? fra poco devi andare a lavoro"
"..oggi non vado..non me la sento.."
"vuoi almeno fare colazione?"
"..solo un caffè..nero.."
Dopo aver bevuto il suo caffè nero Dave se ne tornò in camera, vide dalla finestra Carol salire in auto e dirigersi al lavoro, lui invece se ne rimase li, perso nei suoi pensieri. La casa vuota ampliava il suo senso di smarrimento e di solitudine, e in più gli era tornata addosso quella disgustosa sensazione, quel senso di inutilità che sembrava non volerlo lasciare in pace. Andò in bagno, appoggiò le mani sul lavandino, e a testa china una serie di pensieri iniziarono a farsi largo nella sua mente; iniziò a sentirsi inadeguato, si chiese dove la sua vita lo stesse portando, si chiese anche se i suoi amici erano amici veri o per convenienza, e persino se la sua donna non lo stesse tradendo, insomma Dave stava dando di matto.
Provò allora a fare qualcosa per calmare quei pensieri, ebbe l'idea di mettersi a leggere un libro, così si recò in salotto e scelse un libro dalla sua libreria, si mise seduto sul divano e iniziò a leggere, ma non funzionò per molto e dopo circa quattro pagine Dave prese il libro e lo gettò violentemente a terra, si prese la testa tra le mani e si maledì "che cazzo hai Dave? stai forse impazzendo?" si domandò guardandosi allo specchio in salotto. Dave allora si mise sul divano, a fissare il soffitto, sempre immerso nei suoi pensieri, che col passare delle ore diventavano sempre più grigi.
Al ritorno di Carol a casa la situazione degenerò, Dave accusò la sua donna di tradirlo, ricordando un episodio successo mesi prima, in cui Carol era tornata a casa con qualche ora di ritardo
"mi hai tradito, dillo!"
"ma Dave, ti sei impazzito!? che ti passa per la testa!? io non ti ho mai tradito!"
"e quella sera, in cui invece di tornare alle 18 sei tornate alle 21??" dov'eri? eri col tuo amante eh?"
"Dave davvero, stai diventando ridicolo. non ti ho mai tradito! lo sai benisismo. che diavolo ti prende?"
"ammettilo che mi hai tradito, così la finiamo una volta per tutte!"
"senti Dave, sta.. stai iniziando a spaventarmi. e..e io non voglio restare qua, cr.. credo che andrò a dormire da mia madre. rimettiti in sesto Dave, perchè non ci siamo. tu stai male"
"ecco si, vattene! non ho certo bisogno di te!"
Carol se ne andò sbattendo la porta, e così adesso Dave era rimasto solo. Passò il resto della serata come quella precedente, facendo su e giù in casa, immerso nei suoi cupi pensieri "massì, non ho certo bisogno di lei..." pensò fra se e se
L'indomani Dave decise di tornare a lavoro, si fece una bella doccia, si vestì, fece un abbondante colazione e poi prese l'auto, ma a metà tragitto ebbe un pensiero "che vado a fare a lavoro", così fece un'inversione a U, e si diresse verso il mare, si sedette su un vecchio pedalò e rimase li per alcune ore; suo padre non vedendolo arrivare, e non avendo saputo niente, lo chiamò sul cellulare
"ehi Dave, sono papà. credevo che oggi saresti venuto a lavoro, dove diamine sei?"
"..senti non mi va, ok?"
"ma dove sei?"
"non sono cazzi tuoi" disse Dave, chiudendo la telefonata in faccia al padre
Rimase li per alcune ore, a fissare l'orizzonte con lo sguardo perso nel vuoto, poi si destò dal suo torpore e decise di tornarsene a casa.
Nel silenzio della sua casa a poco a poco iniziò a calmarsi, e a trovare una parvenza di normalità. Passò il pomeriggio vedendo vecchi film in dvd, e tutto sembrava tornato più o meno nella norma, provò anche a chiamare Carol sul cellulare, per fare pace
"ehi..ciao..senti..lo so, ho sbagliato, mi sono comportato da stronzo, però mi manchi.."
"non mi è piaciuto il modo in cui mi hai aggredito, non me lo merito"
"lo so amore, lo so. perdonami"
"va bene, Dave...ma non voglio mai più scenate come quella di ieri, ok?"
"allora...torni?"
"si.."
Carol tornò a casa la sera stessa, cenarono assieme, e sembrava tutto tranquillo, andarono poi a letto e Dave finalmente riuscì a riposare qualche ora. La mattina seguente Dave finalmente tornò a lavoro, appena arrivò al suo ufficio però fu aggredito dal padre
"Dave, non puoi sparire così per due giorni senza dire niente! sei un irresponsabile!"
"papà io.."
"io un corno! dovevi chiudere i conti del mese scorso, e non lo hai fatto! io ti pago, e voglio vedere dei risultati!"
"lo so...mi spiace.."
"senti figliolo, ho davvero bisogno che tu finisca quella cosa."
"ti giuro, oggi la finisco. promesso"
"ci conto eh"
Decise di mettersi seriamente al lavoro "oggi si lavora Dave" disse fra se e se; iniziò a lavorare ma dopo un paio d'ore sentì di nuovo quella sgradevole sensazione, cosi prese i libri contabili, li chiuse e se ne fregò. Prese la sua giacca, e senza un apparente motivo si diresse verso il parcheggio, suo padre lo vide dalla finestra, e lo raggiunse
"e adesso dove te ne vai?"
"senti..non è giornata, ok? io...io..ci ho provato, mi spiace"
"cos'hai? non ti riconosco più"
non lo so, non lo so.davvero.non lo so"
"forse è meglio che ti prendi una vacanza, ok? al tuo posto metterò Patterson, ma è temporaneo eh, quando starai meglio il posto sarà ancora tuo"
"io..credo che andrò a casa..." disse un Dave sconsolato e confuso
salì in macchina e guidò per ore, ma non andò a casa, da Carol, decise che voleva starsene da solo, lontano da tutto e tutti, così si diresse fuori città, arrivando in una piccola cittadina costiera; trovò una piccola pensione, prese una camera, e si barricò li dentro. Carol era preoccupatissima e telefonò a tutti, telefonò anche a lui, ma aveva staccato il cellulare.
Lì in quella piccola, squallida, stanzetta Dave continuò il suo viaggio all'inferno. I suoi cupi pensieri lo stavano portando lentamente, ma inesorabilmente, alla deriva. La sua mente era come un vortice, o un dannato buco nero di cui non si vedeva l'uscita, e li seduto sul letto, con la testa tra le mani, per un secondo ebbe anche l'idea di farla finita.
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