Simon il tossico:
Simon odiava la vita di provincia, la noia e la prospettiva di una vita poco eccitante e monotona, ed è anche per questo che molto presto cominciò a drogarsi. All'inizio era solo qualche canna qua e la', un po' per noia, e un po' per sentirsi un ribelle, ma ben presto la cosa iniziò a sfuggirgli di mano, e dalle canne Simon passò alla cocaina, alla meth, e infine all'eroina. Simon era sempre stato uno studente sveglio, con ottimi voti, e con concrete speranze di andare in un buon college, ma i suoi problemi con la droga stavano iniziando a diventare invadenti; la situazione diventò insostenibile la mattina del 24 Novembre, Simon era andato in bagno e non vedendolo tornare dopo mezz'ora la sua insegnate di storia, la signorina Mcfarland, mandò Alvin il bidello a cercarlo. La scena che Alvin si trovò davanti era sconcertante: Simon era riverso sulla tazza del cesso, con la bava alla bocca e la siringa infilata nel braccio sinistro.
In tutta fretta, e nella speranza di salvarlo, fu chiamata l'ambulanza, che arrivò e lo caricò per portarlo in ospedale. La barella uscì dalla scuola facendosi strada tra una folla di ragazzi curiosi, e anche impauriti, si perché in tanti anni alla Orange High School non era mai successo niente di simile.
In ospedale gli fu praticata un opportuna puntura di adrenalina, dritta nel petto, grazie alla quale in poco tempo Simon riuscì a stare meglio. La persona più preoccupata era ovviamente sua mamma, Annah, che tutto pensava di suo figlio tranne che fosse un tossico. Non aveva mai sospettato nulla prima di allora, Simon era stato bravissimo a nasconderle tutto, ma adesso era diventato evidente anche per lei, suo figlio aveva dei problemi. La soluzione più ovvia fu quella di mandarlo in riabilitazione, in un posto dove potessero ripulirlo. Simon tuttavia era contrario, sbraitò come un pazzo, anche se alla fine dovette arrendersi e partire per il Maryland, verso la casa di cura dove si pensava potessero curarlo.
Nemmeno a dirlo Simon si trovava malissimo, odiava stare li', odiava quell'aria bigotta e perbenista che si respirava la dentro, odiava sentirsi dire che era un cattivo ragazzo, che aveva dei problemi e odiava anche i suoi compagni di sventura. Dopo circa una settimana di permanenza, e dopo aver anche fatto a botte con un altro tossico, decise che la misura era colma, doveva andarsene da li' prima di impazzire del tutto. Aspettò che calasse l'oscurità della notte, e senza nemmeno aver preso la sua roba, decise di scavalcare la recinzione che lo divideva dalla libertà. Una volta fuori, senza vestiti puliti, e senza soldi, iniziò a vagare per Silver Spring, e a dormire per strada come un barbone. Presto però sentì salire in sé la voglia matta di farsi, solo che senza soldi era un po' dura poterlo fare, decise quindi di ricorrere allo scippo, il metodo che credeva più veloce per recuperare un po' di grana.
Si appostò in un vicolo, cercando di tenere un aria dignitosa per non destare sospetti, in attesa della sua vittima. Ed eccola la la sua vittima, una vecchietta di nome Irma, che camminava ignara dopo essere stata a ritirare la pensione. Simon le si parò davanti con aria cattiva urlando "forza vecchiaccia, dammi quella cazzo di borsetta, e forse non ti pianto questa bottiglia rotta nel collo!", la vecchina ovviamente gli lasciò la borsa e corse via urlando e chiedendo aiuto. In suo soccorso arrivò il propietario della macelleria all'angolo, Butch, un energumeno di oltre 2 metri per 120 chili, insomma un brutto cliente. Simon debilitato dall'abuso di sostanze, dalla fame, e dalla stanchezza non riuscì a scappare per molto, e in poco tempo Butch gli fu addosso.
Butch inizò a pestarlo selvaggiamente, recuperò la borsetta e semplicemente se ne andò, lasciando Simon in una pozza di sangue, con diversi denti rotti, un occhio nero e gonfio, e dolori un po' ovunque, nell'indifferenza generale della gente.
Simon ormai era alla deriva, stava per morire di fame, la vita del barbone tossico non faceva per lui, e ormai lo aveva capito, anche se non sapeva come e a chi chiedere aiuto. Semplicemente si addormentò su una panchina al parco, e si lasciò morire. Fu trovato da una volante della polizia alle 5.45 del mattino, una fredda mattinata invernale come tante, a Silver Spring, Maryland. Alla notizia della morte del figlio Annah pianse, come non aveva mai pianto in vita sua.
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