mercoledì 22 ottobre 2014
"la gente mi fa schifo, è ufficiale. Sono tutti così superficiali, ipocriti, falsi, tutti fatti con lo stampino. Stessi vestiti, stessi accessori, stessi gusti di merda su tutto, cervelli infiacchiti da anni di tv, e da politici senza cervello. Mi sento un alieno in questo mondo, e oltre a tutto questo, ci sono anche queste dannate allucinazioni che non mi danno tregua. Sono sfinito, ma devo cercare di sopravvivere a loro, e al mio cervello, che lentamente sta diventando una grigia pappa senza gusto"
Questo pensavo, mentre mi incamminavo per andare a ritirare il mio sussidio di disoccupazione, l'unica cosa bella nella mia vita merdosa, lo stesso sussidio che avrei bruciato in due settimane, soprattutto in alcolici e schifezze.
Guardavo storto chiunque mi si parasse davanti, non volevo parlare con nessuno, perchè ultimamente mi sembravano tutti fuori di cervello. Alzando lo sguardo verso la vecchia torre con l'orologio, per vedere che ora fosse, vidi Donkey Kong arrampicarsi, si girò verso di me "amico, sono troppo grasso e vecchio per questo", io cercai di non dargli peso, sorrisi amaro e tirai dritto, verso quello stramaledetto ufficio.
Arrivai all'ufficio, e come al solito c'era una fila dannatamente lunga. Poveracci, sfaticati come me, e tanta altra gentaccia. Un tizio davanti a me, vestito di stracci, si girò verso di scattp, mi guardò biascicando una dannata gomma "hey, lo sai, mio nonno era un alpino di mare"
"che cazzo stai dicendo?"
"sciava sul mare, era bravo, sai? un mito, vinse la medaglia di caucciù alle olimpiadi estive, in Dicembre"
"senti coso, fai la fila, e zitto."
"asociale!" esclamò
"bah..."
Pian pianino la fila si fecesempre più sottile, e io non vedevo l'ora di ritirare quel dannato sussidio, e svignarmela, perché ne avevo già piene le palle. Finalmente arrivò il mio turno, mi avvicinai allo sportello, dove ad attendermi non c'era la solita impiegata, Doris, ma un altra; mi squadrò dal basso verso l'alto, si infilò un paio di occhialini con la montatura rossa, e leggendo un foglietto mi disse "che lo hai un lavoro, bello?"
"ovvio che no, altrimenti perché sarei qua?" risposi io
"hmmm...qua vedo che non hai fatto abbastanza flessioni stamani, non posso mollarti il sussidio. il prossimo!" ulrò lei, con una voce fastidiosamente stridula
"ehi ehi, che cazzo c'entrano le flessioni?? dammi quel cazzo di sussidio!" le urlai
"ehi calmo, altrimenti chiamo il grande capo Corn Flakes, e ti faccio buttare nel latte bollente"
non sapevo se erano le mie allucinazioni, o se era impazzita lei "senta, davvero, ho bisogno di quell'assegno"
"firma qua, cocco, e avrai quel dannato sussidio" disse
Firmai, presi il sussidio, e me la diedi a gambe levate. Cercai una via poco trafficata, così presi la strada che costeggia il fiume che attraversa la città, di solito un posto poco trafficato alle nove di mattina; Un barbone mi chiamò "hey tu, con la cresta!"
"dice a me?" risposi
"si giovanotto, dico a te, avvicinati"
"beh? che vuoi da me?"
"non ti fa schifo questa vita? sei senza un lavoro, odi tutto e tutti, vivi con quel cazzo di sussidio, e le tue allucinazioni non ti danno tregua"
"ha parlato quello ricco. tu vivi lungo un fiume, e dormi nel giornale di ieri", "e poi.. tu come diavolo fa a sapere tutto questo? come sai delle mie allucinazioni?"
"so molte più cose di quelle che dovrei sapere..." disse volgendo lo sguardo al cielo
"..non so che mi succede, vedo cose strane, sento la gente fare discorsi insensati.."
"devo andare amico" disse lui sorridendomi
"hey, e mi molli così!?" urlai
Sparì, in una dannatissima nuvola di fumo. Ero stranito, anche se stava diventando la normalità ormai, cosi ripresi a camminare. Ammiravo il paesaggio, l'aria autunnale aveva ricoperto la città di foglie secche, tutto sembrava perfettamente normale, all'apparenza, forse ero io quello malato, o forse no. Decisi di fare un pò di spesa, visto che il mio frigo era più deserto del deserto del Gobi, così andai dal droghiere. Mentre giravo tra gli scaffali, e stavo scegliendo quale marca di birra prendere, sentii ancora delle voci "scegli meeeee, io sono più buona! quella non è veramente scozzese!"
"ma cos.." dissi io guardandomi attorno, ma no. era proprio la birra a parlare
"no no, non dargli retta, io sono scozzese, e ho anche una maggiore gradazione alcolica"
"ehi ehi, calmatevi!"
"dai amico, non puoi bere quella robaccia! vuoi rovinarti il fegato?"
"sentite, il mio fegato è già abbastanza rovinato.." "come il mio cervello..."
"prendi meeeeee", "no meeee, ti prego. non lasciarmi su questo scaffale, il propietario ci usa come bersagli per allenarsi con la sua pistola!"
"ok! cazzo! prendo entrambe!" urlai, e il padrone del negozio si girò guardandomi, e scuotendo la testa. Avrà pensato fossi pazzo.
"quant'è?" chiesi, una volta arrivato alla cassa
"sono duemilasettecentodiciannovedollari, e sette cents"
"ma ti sei bevuto il cervello!?" urlai
"è il costo della vita che è aumentato, bello."
"no sei un fottuto ladro, è diverso"
"senti coso, paga, o vattene."
"ma anche no! cazzo!"
poi d'un tratto "allora, sono 18 dollari" disse
Mi ero immaginato tutto? boh. Pagai e uscii dal negozio con una stranissima sensazione addosso "Adam, che ti succede? forse aveva ragione Freud ieri notte, dovrei farmi vedere da uno bravo" pensai fra me e me, mentre imboccavo la strada di casa.
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