giovedì 30 ottobre 2014
Stavo iniziando a prendere degli psicofarmaci, per cercare di fermare quelle cazzo di allucinazioni, e all'inizio sembravano funzionare, tanto che per qualche giorno tornai a vivere "normalmente". Avevo iniziato ad uscire con gli amici, e sembravo tornato l'Adam di un tempo. Ma avevo esultato troppo presto, infatti una sera, mentre stavo comodamente sul mio divano a leggere, vidi uscire dalla cucina un numero otto "oh merda! ancora?" esclamai sconcertato. Niente, ci ero ricaduto, sembrava che nulla funzionasse. Andai in cucina, presi un bicchiere d'acqua e ingerii un paio di quelle pillole, poi mi misi le mani sul volto, come per non vedere quel numero otto che ballava sul tavolo
"sono otto, e faccio il bottooo. otto, otto ottoooo. botto, botto, botooo" canticchiava, insomma stava facendo un vero e proprio numero da cabaret
"basta, basta! vatteneee!" urlai
Ma no, non se ne andò, rimase li per interi, interminabili, minuti. Ballava, cantava, saltellava, insomma era una vera e propria rottura di palle. Come non bastasse lui ad un certo punto mi si siede accanto Marylin Monroe "finalmente un'allucinazione degna di essere vista!" dissi io
"ciccio non ti esaltare, tanto non te la dò" disse lei
"eddai Marylin! non fare la preziosa"
"sto cercando John"
"John chi?" chiesi
"Kennedy. lo hai visto?"
"è morto da un pezzo, e anzi a dire il vero saresti morta pure tu" dissi io
quando ad un certo punto spuntò proprio kennedy! "ehi! che morto, io sono vivo!" esclamò
"ohh John, amore mio!" disse Marylin, alzandosi dal tavolo e correndogli incontro
"forza pupattola, le Hawaii ci attendono. addio sfigato!" disse Kennedy. Poi sparirono, e io inziai a ridere come un cretino, anche se non so esattamente perché. Ero rimasto solo, con quel dannato numero otto canterino che non voleva smettere di rompere le palle "smettila! mi dai sui nervi, cazzo!"
"sono otto, otto, ottoooooooo" continuava, così andai in camera, aprii l'armadio e vi trovai una pistola. Scesi al piano di sotto e sparai a quel dannato numero otto! gli sparai una marea di pallottole, ma niente, lui era sempre li. sempre. Il rumore degli spari aveva allarmato i vicini, sentii suonare il campanello, andai ad aprire ed era Heather "ehi Adam! ma che cavolo succede qua? ho sentito degli spari" chiese preoccupata. Io crollai a terra in lacrime "heather non ce la faccio Più!" dissi piangendo. Lei mi abbracciò "su su, stai tranquillo, adesso ci sono io" disse. Mi portò in camera, mi fece stendere sul letto e mi disse "non ti lascio solo"
"grazie.." sussurrai
Mi addormentai. Sognai di essere in un'enorme padella, con delle uova giganti che mi guardavano "tu! tu Adam sarai punito!" disse una di loro
"perché? cosa ho fatto?" chiesi
"hai ucciso migliaia di nostri concittadini, tra cui mio figlio!" urlò punzecchiandomi con uno stuzzicadenti
"ma no, non l'ho fatto. lo giuro! io...io..stavo solo mangiando!"
"E noi mangeremo te!" disse, poi urlò "accendete i fornelli!"
Cominciavo a sentire un caldo insopportabile, stavo letteralmente cuocendo in un insulso olio per fritture. A cottura terminata fui messo in un'enorme vassoio di porcellana e portato in tavola. Una tavola enorme, rotonda, piena di uova giganti con l'acquolina in bocca, e armati di forchetta e coltello "e adesso abbuffatevi!" disse una di loro. Iniziarono a prendere pezzi di me, e a mangiucchiarmi, mentre io urlavo e imploravo pietà. Mi svegliai urlando, ero tutto sudato e tremavo come una foglia. Arrivò Heather "Adam! che succede, stai tremando"
"..anf..anf..ho fatto..anf...un'incubo tremendo.." dissi con un filo di voce
Si mise seduta vicino a me, asciugò il sudore dalla mia fronte,e parlammo.
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