lunedì 20 ottobre 2014
Tutto sommato sembrava una giornata normalissima, magari leggermente noiosa, come sempre, ma normale, cazzo! Insomma ero in giro con la mia bici, il sole splendeva alto in cielo, faceva caldo e io ero addirittura di buon umore, tanto che mia madre vedendomi sorridere mi chiese se non mi fossi drogato.
Beh insomma stavo in giro, e mi stavo dirigendo verso quel delizioso laghetto che orna la nostra noiosissima città, quando il cielo inizia a diventare grigio, sempre più grigio. Pensavo fosse la solita perturbazione, infatti iniziò a cadere qualche goccia, goccia che poi si trasformò in acquazzone, poi in temporale, e infine e vera e propria bufera, tanto che le strade iniziarono ad allagarsi.
Decisi di tornamene a casa, anche se ormai ero già zuppo, ma mentre mi dirigevo verso casa all'orizzonte notai un'enorme tromba d'aria, seguita a breve distanza da una tromba d'acqua. Iniziai ad avere seriamente paura, ed ero anche preoccupato per mia mamma, che era a casa da sola, così decisi di sbrigarmi. Mentre tornavo non potevo non notare la devastazione di quella bufera; gente che affogava, cadaveri che galleggiavano, alberi usati come zattere d'emergenza, e io in tutto questo ero ancora preoccupatissimo per mia madre.
Decido di liberarmi della zavorra della bici e di tornare a nuoto, nuotando mi trovo davanti un gommone con dentro due cadaveri; butto i cadaveri in strada, che ormai era più un fiume in piena, e prendo il gommone, col quale arrivo a casa.
"Jesse! sono qua!" urla lei
"mamma! sali sul gommone!" le urlo, mentre lei presa dal panico se ne stava in piedi sul tavolo della cucina
"ho paura!"
"dai sali! porcaccia eva! dobbiamo andarcene!"
Alla fine la convinco, lei sale sul gommone, e io cercavo di remare più velocemente che potevo, anche se iniziavo a sentire le braccia doloranti. Ad un certo punto davanti a me si fa tutto nero, niente più pioggia, niente di niente, solo nero. Continuo a remare anche se non so esattamente dove sto andando, e ad un certo punto mi ritrovo in bici, su uno stranissimo lungomare costellato da baracche di legno di ogni tipo. Mi guardo intorno, quello che vedo sono uomini e donne in costume, surfisti, venditori ambulanti, proprio come un dannato lungomare che si rispetti. Inizio a pedalare facendomi strada fra la folla, beccandomi anche due o tre insulti, allorché rischio di mettere sotto una ragazza in bikini. Continuo a pedalare fino a che mi trovo di fronte un palazzo, altissimo, che sembrava non finire mai. Era un edificio in ferro, senza muri, ma con solo una serie di scale di tutti i tipi, scale che servivano per raggiungere la mega piattaforma posta in cima al palazzo. Ad un certo punto davanti a me si materializzano due vigili, sembravano donne ma ad una visione più attenta noto che sono trans, in divisa da poliziotte cilene "non puoi sostare qua, cocco. devi andartene o saremo costrette ad arrestarti, e a farti molto male"
"eh? ma che c'è su quella piattaforma?"
"non sono cazzi tuoi, bello. alza i tacchi!"
"ho pedalato fin qua, mi merito di saperlo"
"vuoi che ti ficchi il manganello su per il culo??" disse la vigilessa dai capelli rossi
"no no, vado"
Così torno indietro, sempre slalomeggiando tra turisti, surfisti e belle fighe in bikini.
Stop.
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